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The dangerous lives of the altar boys
di Barbara Sorrentini

L’adolescenza ritorna al cinema. Il delicato e a volte traumatico passaggio verso l’età adulta è un tema che rende molto sullo schermo, ma non sempre il risultato è all’altezza delle aspettative. Nel caso di “The dangerous lives of the altar boys”, si può dire che la troupe capitanata da Peter Care ce l’ha fatta. Specializzato in video clip, spesso realizzati dal vivo con artisti del calibro di Bruce Springsteen, Tom Petty o i R.E.M., Peter Care è al suo primo lungometraggio, che ha come protagonisti due ragazzini, probabilmente come quelli che il regista è abituato a riprendere ai concerti. Francis (Emil Hirsch) e Tim (Kieran Culkin) studiano in un collegio cattolico e durante la messa fanno i chierichetti, ma quando hanno un po’ di tempo libero si inventano degli stratagemmi per togliersi dai piedi la becera Suor Assunta (Jodie Foster, anche tra i produttori del film).
“The dangerous lives of the altar boys” è tratto da un romanzo di Chris Fuhrman, scomparso nel ’91, prima che il suo libro venisse pubblicato. La storia era ambientata a Savannah, in Georgia negli anni ’70 e Peter Care, pur mantenendo l’epoca dal punto di vista culturale e sociale, sposta l’azione nei borghi del North e South Carolina.
L’atmosfera soffocante della piccola cittadina, i modi repressivi della suora di Jodie Foster, le famiglie ottuse, concentrate nel proprio orticello e la difficile crescita in un contesto ostile giustificano il desiderio d’evasione dei due protagonisti. Come in “Stand by me”, i giovani hanno i loro nascondigli segreti negli anfratti del bosco, come ne “L’attimo fuggente” trovano alcune risposte alle loro domande attraverso la poesia (William Blake, diventa un guru e i ragazzi lo citano quando non sanno più cosa dire). E poi c’è la passione per i fumetti, Francis disegna delle storie, come in una sorta di diario colorato, e il suo pensiero viene tradotto in immagini con dei disegni animati che trasformano i personaggi della sua vita in mostri cattivissimi.
Il film è anche sostenuto dagli attori: Kieran Culkin, che deve il suo successo alla saga di “Mamma ho perso l’aereo”, dopo i trascorsi disperati, che lo vedono in preda ad alcool e droga, ora è credibile come adolescente inquieto e ribelle; Jodie Foster, con il suo stile manierista tratteggia la sua suora intransigente e Vincent d’Onofrio, nei panni del parroco della chiesetta, recupera lo sguardo inquietante di quel Palla di lardo che aveva tanto colpito in “Full Metal Jacket” di Stanley Kubrick.





 
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