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Dom Durakov - La casa dei matti
di Barbara Sorrentini
Dom Durakov La casa dei matti,
sembrava passato quasi inosservato al Festival di Venezia e invece
ha vinto il Premio della Giuria. Andrej Konchalovski è il
fratello del regista Nikita Mikhalkov (Oci Ciornie) e figlio
di quel Mikhalkov, più famoso di Russia, che creò
linno sovietico e simbolo di una dinastia russa. Questo sarebbe
anche il motivo per cui Konchalovskj ha preferito adottare il cognome
della madre, per passare inosservato senza sbandierare il fardello
di famiglia. Andrej Konchalovski nei suoi film ha sempre cercato
di mostrare la Russia da un punto di vista anti-nazionalista,
spesso dalla parte di chi veniva escluso dalla corrente imperante.
Questa scelta gli è costata una censura nel 94 per
Asja e la gallina dalle uova doro, che non era a piaciuto
ad Eltsin perchè il film metteva in mostra un degrado che
il governo voleva nascondere. Prima ancora, negli anni 80,
Konchalovski per fare cinema era andato a vivere negli Stati Uniti,
dove ha realizzato film controcorrente come A 30
secondi dalla fine, Duet for one o Marias Lovers.
Verrebbe da pensare che il regista russo ha sempre un obiettivo
molto chiaro quando fa cinema ed ha sempre qualcosa da dire, che
spesso dà fastidio. La casa dei matti è uno
di questi film, si svolge in un manicomio tra la Cecenia e lIngusciezia
e porta sullo schermo il conflitto contro i ceceni. La prima parte
della narrazione è dedicata ai personaggi, particolarissimi
e che ci vengono presentati sia nel loro buffo aspetto esteriore
che nella loro triste e disperata umanità: sono stati tutti
abbandonati lì dentro, schiavi della loro pazzia (vera o
presunta). Cè una ragazza che suona la fisarmonica
e quando è triste sogna il cantante rock Bryan Adams, che
le si materializza davanti. Cè una donna anziana che
ha perso il marito, un uomo solo abbandonato da tutti e ogni personaggio
ha in comune con gli altri la solitudine e la malinconia. Quando
lo strano manicomio, sperduto in una zona deserta, viene bombardato
dallesercito russo distruggendo ledificio, i matti,
che durante lattacco avevano dato rifugio a dei soldati ceceni,
si ritrovano in mezzo alle macerie e senza più nulla.
Dom Durakov è un film strano, a volte è un
po ostico per la sua costruzione, ma la sua trama essenziale
ha un significato chiarissimo: quello di raccontare una storia che
mettesse il popolo russo di fronte alle proprie responsabilità.
Nel film ci sono molti colori, molta musica e anche molta allegria,
in certi momenti, che fanno da contrappunto alla squallida quotidianità
del luogo in cui vive questa gente. Se la parte dedicata agli ospiti
della casa dei matti è tenera e commovente, è un po
confusa a rischio dincomprensibilità larrivo
dei soldati ceceni in cerca di rifugio. I dialoghi diventano fumosi
(forse per timore di unulteriore censura?) e troppo giornalistici,
rispetto allo sviluppo narrativo della storia. Il senso arriva,
così come si avverte il tentativo, da parte del regista,
di comunicare al mondo una ferita aperta e di difficile soluzione.
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