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Che fine ha fatto "L'erba proibita"?
Esce con Il Manifesto
di Barbara Sorrentini
Per pochi giorni nelle sale minori di alcune città italiane
alcuni fortunati hanno potuto vedere un film che si intitola LErba
Proibita. Si tratta di un documentario e il sottotitolo recita:
Tutto quello che non vi hanno mai detto. Dal 4 novembre
2002 il film esce in videocassetta con il quotidiano Il Manifesto.
In un ora e mezza sfilano immagini darchivio con telegiornali
che riportano arresti per hashis, interviste a specialisti, tossicologi,
medici che documentano scientificamente i benefici terapeutici della
canapa, avvocati che hanno trattato casi di detenzione di pochi
grammi di stupefacente e poi ancora musicisti come:
i 99Posse, i Sud Sound System o i Pitura Freska che si sono sempre
battuti per la legalizzazione delle droghe leggere. E ancora: cè
Paolo Rossi che pone le domande più difficili a proposito
di questa sostanza vegetale, Dario Fo e molti altri tra attori,
scrittori, giornalisti. Le immagini del film sono state raccolte,
dirette e montate da una ventina di partecipanti.
Daniele Mazzocca è, con Cristiano Bortone, uno dei produttori
de LErba Proibita.
Comè nata lidea
per questo film-documentario?
Il progetto nasce con lo spirito di riunire un coro di voci della
società civile, con esperti, musicisti, opinionisti, comici
e scrittori che si esprimessero su questo grande contraddittorio
che è la canapa, intesa come droga oppure come fibra importante
su tutta una serie di mercati. Per farlo abbiamo dovuto lavorare
su tutto il territorio italiano, rincorrendo anche le disponibilità
dei singoli perché era davvero molto difficile pensare di
poterlo fare con un unico regista che si sdoppiasse in molti luoghi
diversi, quindi lidea del coro si è trasformata anche
in un coro di autori. Ovviamente era necessario un coordinamento
centralizzato che ha raccolto intorno a sé dei giornalisti
e dei filmakers che venivano distribuiti in situazioni diverse.
Chi con la finanza, chi ai concerti, chi per le interviste, ecc.
Ma come avete fatto poi ad incontrarvi tutti, e come avete organizzato
il lavoro in fase di montaggio?
Stiamo parlando di un progetto che ha avuto una fase di ricerca
e di sviluppo di quasi un anno; abbiamo dovuto visionare tutto il
materiale di repertorio, filmare i concerti, fissare gli appuntamenti
con le persone da intervistare. Poi le riprese sono state concentrate
in meno di un mese. Già un anno prima però avevamo
collaborato con il Leoncavallo per la festa della semina e con gli
altri centri sociali che avevano fatto le loro feste del raccolto,
da Napoli a Palermo e via dicendo. Avevamo delle troupe a Palermo
che andavano a girare di nascosto le piantagioni segrete della mafia.
Parallelamente la redazione centrale lavorava sui contenuti, sulle
interviste agli esperti che poi dovevano essere sbobinate, tagliate
e montate.
Alla fine avevamo 140 ore di girato e abbiamo dovuto montarlo tutto,
riscrivendo quasi da capo il progetto iniziale.
Questo film si può definire antiproibizionista, anche
perché voi mostrate gli effetti benèfici e terapeutici
della canapa
A me piace definirlo il piccolo film manifesto sulla canapa in Italia.
Nel senso che è un film antiproibizionista perché
lanalisi, la logica e le storie che compongono questo mosaico
ci portano a fare una riflessione che è quella di dire che
con il proibizionismo non si va da nessuna parte: né per
quanto riguarda il discorso sulla riduzione del danno e la tossicodipendenza,
né per il mercato nero della droga e il narco-traffico. Ma
questo vale anche per lindustria tessile e la sperimentazione
farmaceutica che oggi riscopre con grande ritardo il valore fortissimo
della cannabis dal punto di vista terapeutico.
Avete avuto dei problemi per realizzare le riprese: permessi,
autorizzazioni, rifiuti o reticenze?
Alcune situazioni, come quelle dellillegalità sono
state girate con le persone a volto coperto. Ci sono state delle
difficoltà nelle piantagioni del sud Italia, quelle controllate
dalla mafia in cui era difficile avere accesso. Per girare in Svizzera,
nei grandi spazi industriali dove una grossa società con
finanziamenti tedeschi coltiva legalmente tonnellate di marijuana
ogni mese, abbiamo avuto qualche problema perché lì,
invece, la mafia tenta di ostacolare la produzione legale.
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