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Genovisioni a Bellaria
Barbara Sorrentini, 9 giugno 02

Tra le tante novità pensate dalla nuova direzione artistica (Morando Morandini, Antonio Costa e Daniele Segre) per la ventesima edizione di “Anteprima per il Cinema Indipendente Italiano” c’era “Genovisioni”, una sezione dedicata ai filmati sui fatti di Genova durante il G8.
Che nel luglio 2001 a Genova ci fossero più di 20.000 telecamerine a riprendere gli attacchi della polizia contro i manifestanti è ormai storia nota, ma che poi tutte quelle immagini andassero a fornire un documento prezioso per lo svolgimento dei fatti è un fenomeno straordinario. Ogni filmato, nella propria singolarità e parzialità ha fatto parte di una moltitudine che, nel suo insieme, ha costituito un fondamentale documento di controinformazione per capire che cosa è successo durante quei giorni di manifestazioni contro il G8. “Zona Gialla” di Giuseppe Giusto e “La disobbedienza e Pulcinella” di Samantha La Ferla sono due tra i tanti che si sono visti in questi ultimi mesi nei festival, nei centri sociali e attraverso circuiti minori di tutto il mondo. A questi si è aggiunta l’anteprima di “Carlo Giuliani, ragazzo” di Francesca Comencini con la collaborazione di Luca Bigazzi che ha presentato la proiezione del film a Bellaria.
Giuseppe Giusto è un regista proveniente da Taranto, si è formato in teatro ma ha realizzato anche dei cortometraggi e dei documentari. A luglio era a Genova con una telecamera e con le sue immagini ha costruito “Zona Gialla”. Il suo film mostra quello che succedeva nell’unica zona d’accesso ai manifestanti, al confine con le cancellate della Zona Rossa. Si vede sfilare un corteo pacifico, pieno di gente di età e origine differente che ad un certo punto, chiaramente senza motivo, viene aggredita da un’armata di poliziotti in assetto di guerra. Il blu dei caschi e delle divise delle Forze dell’Ordine predomina sui colori variegati di chi cammina per le strade di Genova. Lo schermo diventa fumoso, le immagini e le figure si disperdono nella nebbia dei lacrimogeni. Qualcuno si tiene la testa grondante di sangue, qualcun altro è steso sull’asfalto e diventa vittima di calci e scarpate, altri scappano e altri ancora vengono bloccati sulla via di fuga, buttati a terra e trascinati per qualche metro. Queste immagini non sono molto diverse da quelle che si vedono ne “La disobbedienze e Pulcinella”, il filmato di una regista milanese che ha collaborato alle produzioni del Leoncavallo e ha realizzato dei documentari per alcune televisioni satellitari.
Samantha La Ferla ha voluto sottolineare i motivi per cui tutta quella gente è andata a manifestare, ha voluto ricordare i temi inutili che gli Otto Grandi andavano a discutere e i pericoli che la globalizzazione comporta. Il suo film parte dall’inizio mostrando il viaggio verso Genova, la preparazione a quei cortei, con la creatività e la fantasia di chi non vuole la violenza e di chi desidera far sentire la propria voce e il proprio dissenso attraverso azioni pacifiche, con la disobbedienza civile e simbolica. Il filo conduttore, voce di un coro greco è un signore travestito da Pulcinella, una sorta di angelo caduto da chissà dove che rievoca la mitologia e ci accompagna con innocenza tra le strade della violenza di stato.
Oltre a questi due documentari il Festival di Bellaria ha inserito nel suo programma “Carlo Giuliani, ragazzo”, in assoluta anteprima con l’aggiunta di 15’ di interviste agli amici di Carlo, girate per volere della famiglia Giuliani. Da venerdì 14 giugno il film della Comencini uscirà in alcuni cinema distribuito dalla Mikado. Heidi Gaggio Giuliani, la mamma di Carlo, racconta in una lucida e minuziosa ricostruzione la giornata in cui suo figlio è stato ucciso dal proiettile partito dalla pistola del carabiniere Mario Placanica. Le parole e il volto intenso di Heidi Giuliani sono alternate e sottolineate da alcune immagini girate in quella giornata dalla troupe coordinata da Citto Maselli per “Un altro mondo è possibile”. Ogni tanto si intravede Carlo vivo e ancora le parole della madre spiegano chi era questo ragazzo che non sopportava i litigi e la violenza, che anteponeva il dialogo a tutto. In un crescendo di emozione e di pulizia estetica, il film arriva al momento tragico di quel 20 luglio in cui Piccin (così lo chiamavano gli amici) perse la vita, a vent’anni.







 

 
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