1:
A proposito di Elephant
Il massacro del Liceo di Columbine ha avuto luogo 4 anni fa.
E’ successo per diverse cause, se ne è parlato
molto sui giornali e ci sono state così tante versioni
differenti che io ho pensato che sarebbe stato positivo creare
un’opera drammatica su questo tema. Noi volevamo fare
una fiction e non ricreare quei fatti, né tentare di
far capire lo stato d’animo dei due ragazzi che hanno
finito per aprire il fuoco nel loro liceo, prima di suicidarsi.
Di fatto, poi, quella specie di ipersensibilità che
regnava all’epoca, è diventata un film che nessuno
voleva fare.
2: Senza sceneggiatura
“Elephant” era un film di 35mm, no anzi di 35
minuti, realizzato da Alan Clarke per la BBC. Un amico, Harmony
Corine, mi aveva detto che quello era il suo film preferito
di tutti i tempi. Io ho conosciuto questo film grazie ad Harmony,
ma non l’avevo mai visto. Quindi ho cominciato ad interessarmi
all’idea e Harmony ha potuto pensare al nostro progetto
diversamente da quello che si raccontava su Columbine. J.T.
Leroy ha scritto una sceneggiatura “Tommy Gun”,
che abbiamo subito preferito lasciare da parte, per privilegiare
quello che ci arrivava direttamente dagli studenti. Abbiamo
scelto gli allievi prima di parlare con loro nelle interviste.
Mali Finn, la direttrice del casting, era molto dubbiosa sul
discutere con gli studenti e noi abbiamo potuto ogni tanto
anche utilizzare degli elementi della loro vita. Non è
tutto vero, naturalmente quello dei due assassini non è
il loro percorso. La nostra ispirazione era soprattutto la
violenza nella scuola, in generale. Ma Elias, per esempio,
era veramente fotografo, lui va in giro a scattare fotografie
ai punk nel parco. Anche altri elementi della storia assomigliano
alla vita degli allievi. Certo, noi avevamo scritto un canovaccio,
ma non esisteva una sceneggiatura in senso stretto.
3: Cinema Verità
Il film poteva essere completato solo alla fine delle riprese.
Noi avevamo previsto che tutto quello che avremmo girato doveva
figurare nel film. Questa è un po’ l’idea
che avevo io, la tendenza a fare del cinema-verità.
O di quello che io credevo che fosse la teoria del cinema
verità: non fermare mai la camera, lasciarla girare
e non toccare mai l’immagine, né tagliare al
montaggio per mantenere la continuità.
4: Vite ordinarie
Il film mostra dei momenti della vita degli studenti, che
abitualmente sono negligenti a causa di una sorta di bisogno
di toccare con mano direttamente il conflitto o di aspettare,
diciamo, uno sviluppo della storia. Noi abbiamo lasciato questo
aspetto da parte, per mostrare, piuttosto, quello che succede
veramente in una giornata al liceo, o durante quella che noi
supponiamo che sia la giornata di uno studente. Dunque, tutti
quei dettagli sono fatti di momenti banali, ordinari della
loro quotidianità. E questo è un buon modo per
descrivere chi sono loro. Si percepisce ciò che sono
veramente osservandoli e nel vedere, magari, fino che punto
sono tagliati fuori dal mondo; o fino a che punto la loro
vita è comune nella quotidianità. E noi abbiamo
fatto in modo che questo aspetto sia ciò che vi attira
nel loro mondo e che sia anche ciò che si trasforma
nell’elemento mancante: questa banale quotidianità
verrà disturbata e ciò che voi vedete verrà
distrutto da questa forza che sembra inesorabile.
5: Filmare la violenza
Io trovo che anche la vita dei due giovani assassini venga
presentata in un modo piuttosto ordinario. Abbiamo voluto
mostrare la violenza in una maniera molto banale, perché
penso che ogni volta che evochiamo la violenza, quando immaginiamo
i colpi di fuoco sparati sulla gente, noi la evochiamo come
qualcosa che ci sembra piuttosto noioso. Questo non aveva
niente di molto stimolante, non era come nei film, ma piuttosto
come noi pensiamo che quello poteva essere successo. Era dunque
più ripugnante che al cinema.
6: Gli Archetipi
I personaggi sono tutti degli archetipi, delle rappresentazioni
delle persone che io vedevo al liceo. C’era tutti i
giorni lo sportivo con la sua ragazza. Lui gioca a football
americano, trova una ragazza e insieme hanno un problema.
C’è l’apprendista fotografo, e poi c’è
quello là con i capelli decolorati e che rappresenta
un’entità a parte. Ci sono le tre ragazze, la
giovane con gli occhiali. Sono tutti delle icone del liceo,
così come me le ricordo. Li abbiamo incontrati al casting.
Tutti i liceali selezionati sono venuti e poi noi abbiamo
scelto quelli che avevano più presenza scenica.
7: Filmare gli adolescenti
Non ho mai fatto un film in cui abbia effettivamente potuto
girare con degli adolescenti. E’ difficile fare un film
utilizzando dei bambini. Nei miei film i protagonisti hanno
sempre più di 18 anni semplicemente a causa del regolamento
per le riprese ai minori. Ciò detto, Casey Affleck
in “Da morire” non aveva che 17 anni al momento
delle riprese, mentre Joaquin Phoenix ne aveva 20. Credo che
sia stato l’unico caso, insieme ad Alison Folland che
ne aveva 15. Quindi in quel film si trattava già di
adolescenti. Questa volta qui, invece, tutti i ruoli sono
interpretati da degli adolescenti. E’ geniale girare
insieme a loro, perché hanno l’età del
loro ruolo e io non sono abituato. Mi è capitato spesso
di dover far passare un ragazzo di 18 anni per uno di 16.
E c’è una bella differenza. A guardar bene quello
deve cambiare il modo di pensare, di muoversi e di comportarsi.
Questo cambia tutto, si può restare fulminati da questa
giovinezza.
8: Improvvisazione
C’è una convenzione nei confronti di quelli che
vengono chiamati “attori qualificati”, così
ben definita che quasi tutti i progetti hanno bisogno di avere
una sceneggiatura in cui tutto sia già scritto. Bisogna
imparare le risposte, essere in grado di ripeterle tutte dando
l’impressione di stare improvvisando. Bisogna assimilare
il proprio testo, conoscerlo abbastanza bene da non dare l’idea
di recitarlo. Ecco, questo è difficile per un adolescente
medio. Ma nel nostro progetto non c’era niente di scritto.
9: L’aspetto documentaristico
Credo che l’aspetto documentaristico arrivi in parte
dal modo in cui abbiamo girato il film. Siamo dei grandi ammiratori
di alcuni documentaristi e Harris Savides, il direttore della
fotografia ed io ci siamo trovati spesso a parlare di Frederick
Wiseman. Non ci siamo messi a guardare i suoi film perché
li avevamo già visti tutti. Ma c’è qualche
cosa nel modo in cui lui vede il mondo e il modo in cui…lui
è molto attento e permette alle persone di essere se
stesse. Noi ne discutevamo spesso e credo che questo abbia
influito sull’atmosfera del film e sul modo in cui noi
osservavamo i giovani. E poi l’altra ragione è
che loro facevano quello che volevano e improvvisavano le
loro risposte, una cosa che ha conferito una qualità
che si avvicina a… un aspetto documentaristico. In più
c’è un vero liceo, che assomiglia a quello che
loro frequentano e come formano un gruppo, hanno le stesse
relazioni che hanno nei momenti normali. E’ un liceo
particolarmente simpatico, perché è cinema.
10: L’ultimo giorno
La mia idea era di interessarmi a tutti gli ultimi istanti,
non a tutto quello che ha condotto all’ avvenimento,
ma all’ultima ora. Certo, per annunciare quell’ora
c’era l’ultimo giorno nella vita dei due assassini.
E quello permette di vedere qual’era il loro ambiente.
E le rare informazioni che si incontrano in questo contesto
ci fanno interrogare sul fatto, almeno come spettatori.
11: Perché?
Se noi avessimo saputo con certezza per quali ragioni precise
quei ragazzi hanno potuto arrivare a tanto, lo avremmo detto
nel film. Ma sono così inafferrabili, queste ragioni
precise: sarebbe potuto essere a causa del meteo, allora venivano
mostrate le nuvole… Oppure poteva essere la follia,
allora li si vedeva mentre si tenevano la testa…Potevano
essere anche tante altre cose, i video giochi…Poteva
anche essere qualcosa che gli crolla addosso dentro la classe.
Ma da qui a identificare una sola ragione per la quale elaborare
una teoria che la spieghi esattamente; io non ci avevo pensato
facendo il film, ma la questione interessa buona parte della
stampa. Credo che sia molto umano, è nel nostro interesse
poter identificare una ragione: quella che ci permette di
rassicurarci. Noi isoliamo una ragione per poter provare che
noi non siamo legati. Questa ragione è demonizzata,
identificata, quindi controllata. Non avere una spiegazione
precisa esposta davanti ai nostri occhi va contro una certa
forma di natura. Va contro all’aspetto poliziesco, che
deve condurre la sua inchiesta.
12: Niente futuro
C’è un’altra ragione presente in “Bowling
for Colombine” ma assente nel nostro film e che io trovo
molto buona: attraverso il loro ambiente noi facciamo un’allusione,
ma Matt Stone che è andato allo stesso liceo dice in
“Bowling for Colombine”: “si capiva in quel
liceo, che se voi non foste riusciti brillantemente mentre
frequentavate la scuola, avreste avuto buone possibilità
che quello stesso schema si sarebbe riprodotto anche più
avanti, dopo gli studi”. Se voi fallite al liceo, voi
fallirete nella vita. E per quanto possa apparire stupido
ad un adulto delle persone così giovani non hanno una
grande prospettiva e immaginano male il loro avvenire lontano,
al punto che si credono votate all’insucesso per l’eternità.
Soltanto perché stanno andando male a scuola. Penso
che sia questo sentimento d’insoddisfazione o di insuccesso
che li ha progressivamente portati a dirsi che non avrebbero
avuto futuro. E quando hanno preso coscienza di questo immagino
che hanno finito per decidere di suicidarsi, e una volta presa
questa decisione si sono detti: “Già che ci siamo
andiamo a divertirci. Ci vendicheremo di tutta questa gente
che ci detesta”.
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