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Pensieri e parole di Gus Van Sant

23 luglio ’03 - Portland, Oregon. Da Les Inrockuptibles
traduzione di Barbara Sorrentini
1: A proposito di Elephant
Il massacro del Liceo di Columbine ha avuto luogo 4 anni fa. E’ successo per diverse cause, se ne è parlato molto sui giornali e ci sono state così tante versioni differenti che io ho pensato che sarebbe stato positivo creare un’opera drammatica su questo tema. Noi volevamo fare una fiction e non ricreare quei fatti, né tentare di far capire lo stato d’animo dei due ragazzi che hanno finito per aprire il fuoco nel loro liceo, prima di suicidarsi. Di fatto, poi, quella specie di ipersensibilità che regnava all’epoca, è diventata un film che nessuno voleva fare.

2: Senza sceneggiatura

“Elephant” era un film di 35mm, no anzi di 35 minuti, realizzato da Alan Clarke per la BBC. Un amico, Harmony Corine, mi aveva detto che quello era il suo film preferito di tutti i tempi. Io ho conosciuto questo film grazie ad Harmony, ma non l’avevo mai visto. Quindi ho cominciato ad interessarmi all’idea e Harmony ha potuto pensare al nostro progetto diversamente da quello che si raccontava su Columbine. J.T. Leroy ha scritto una sceneggiatura “Tommy Gun”, che abbiamo subito preferito lasciare da parte, per privilegiare quello che ci arrivava direttamente dagli studenti. Abbiamo scelto gli allievi prima di parlare con loro nelle interviste. Mali Finn, la direttrice del casting, era molto dubbiosa sul discutere con gli studenti e noi abbiamo potuto ogni tanto anche utilizzare degli elementi della loro vita. Non è tutto vero, naturalmente quello dei due assassini non è il loro percorso. La nostra ispirazione era soprattutto la violenza nella scuola, in generale. Ma Elias, per esempio, era veramente fotografo, lui va in giro a scattare fotografie ai punk nel parco. Anche altri elementi della storia assomigliano alla vita degli allievi. Certo, noi avevamo scritto un canovaccio, ma non esisteva una sceneggiatura in senso stretto.

3: Cinema Verità

Il film poteva essere completato solo alla fine delle riprese. Noi avevamo previsto che tutto quello che avremmo girato doveva figurare nel film. Questa è un po’ l’idea che avevo io, la tendenza a fare del cinema-verità. O di quello che io credevo che fosse la teoria del cinema verità: non fermare mai la camera, lasciarla girare e non toccare mai l’immagine, né tagliare al montaggio per mantenere la continuità.

4: Vite ordinarie

Il film mostra dei momenti della vita degli studenti, che abitualmente sono negligenti a causa di una sorta di bisogno di toccare con mano direttamente il conflitto o di aspettare, diciamo, uno sviluppo della storia. Noi abbiamo lasciato questo aspetto da parte, per mostrare, piuttosto, quello che succede veramente in una giornata al liceo, o durante quella che noi supponiamo che sia la giornata di uno studente. Dunque, tutti quei dettagli sono fatti di momenti banali, ordinari della loro quotidianità. E questo è un buon modo per descrivere chi sono loro. Si percepisce ciò che sono veramente osservandoli e nel vedere, magari, fino che punto sono tagliati fuori dal mondo; o fino a che punto la loro vita è comune nella quotidianità. E noi abbiamo fatto in modo che questo aspetto sia ciò che vi attira nel loro mondo e che sia anche ciò che si trasforma nell’elemento mancante: questa banale quotidianità verrà disturbata e ciò che voi vedete verrà distrutto da questa forza che sembra inesorabile.

5: Filmare la violenza

Io trovo che anche la vita dei due giovani assassini venga presentata in un modo piuttosto ordinario. Abbiamo voluto mostrare la violenza in una maniera molto banale, perché penso che ogni volta che evochiamo la violenza, quando immaginiamo i colpi di fuoco sparati sulla gente, noi la evochiamo come qualcosa che ci sembra piuttosto noioso. Questo non aveva niente di molto stimolante, non era come nei film, ma piuttosto come noi pensiamo che quello poteva essere successo. Era dunque più ripugnante che al cinema.

6: Gli Archetipi

I personaggi sono tutti degli archetipi, delle rappresentazioni delle persone che io vedevo al liceo. C’era tutti i giorni lo sportivo con la sua ragazza. Lui gioca a football americano, trova una ragazza e insieme hanno un problema. C’è l’apprendista fotografo, e poi c’è quello là con i capelli decolorati e che rappresenta un’entità a parte. Ci sono le tre ragazze, la giovane con gli occhiali. Sono tutti delle icone del liceo, così come me le ricordo. Li abbiamo incontrati al casting. Tutti i liceali selezionati sono venuti e poi noi abbiamo scelto quelli che avevano più presenza scenica.

7: Filmare gli adolescenti

Non ho mai fatto un film in cui abbia effettivamente potuto girare con degli adolescenti. E’ difficile fare un film utilizzando dei bambini. Nei miei film i protagonisti hanno sempre più di 18 anni semplicemente a causa del regolamento per le riprese ai minori. Ciò detto, Casey Affleck in “Da morire” non aveva che 17 anni al momento delle riprese, mentre Joaquin Phoenix ne aveva 20. Credo che sia stato l’unico caso, insieme ad Alison Folland che ne aveva 15. Quindi in quel film si trattava già di adolescenti. Questa volta qui, invece, tutti i ruoli sono interpretati da degli adolescenti. E’ geniale girare insieme a loro, perché hanno l’età del loro ruolo e io non sono abituato. Mi è capitato spesso di dover far passare un ragazzo di 18 anni per uno di 16. E c’è una bella differenza. A guardar bene quello deve cambiare il modo di pensare, di muoversi e di comportarsi. Questo cambia tutto, si può restare fulminati da questa giovinezza.

8: Improvvisazione
C’è una convenzione nei confronti di quelli che vengono chiamati “attori qualificati”, così ben definita che quasi tutti i progetti hanno bisogno di avere una sceneggiatura in cui tutto sia già scritto. Bisogna imparare le risposte, essere in grado di ripeterle tutte dando l’impressione di stare improvvisando. Bisogna assimilare il proprio testo, conoscerlo abbastanza bene da non dare l’idea di recitarlo. Ecco, questo è difficile per un adolescente medio. Ma nel nostro progetto non c’era niente di scritto.

9: L’aspetto documentaristico

Credo che l’aspetto documentaristico arrivi in parte dal modo in cui abbiamo girato il film. Siamo dei grandi ammiratori di alcuni documentaristi e Harris Savides, il direttore della fotografia ed io ci siamo trovati spesso a parlare di Frederick Wiseman. Non ci siamo messi a guardare i suoi film perché li avevamo già visti tutti. Ma c’è qualche cosa nel modo in cui lui vede il mondo e il modo in cui…lui è molto attento e permette alle persone di essere se stesse. Noi ne discutevamo spesso e credo che questo abbia influito sull’atmosfera del film e sul modo in cui noi osservavamo i giovani. E poi l’altra ragione è che loro facevano quello che volevano e improvvisavano le loro risposte, una cosa che ha conferito una qualità che si avvicina a… un aspetto documentaristico. In più c’è un vero liceo, che assomiglia a quello che loro frequentano e come formano un gruppo, hanno le stesse relazioni che hanno nei momenti normali. E’ un liceo particolarmente simpatico, perché è cinema.

10: L’ultimo giorno

La mia idea era di interessarmi a tutti gli ultimi istanti, non a tutto quello che ha condotto all’ avvenimento, ma all’ultima ora. Certo, per annunciare quell’ora c’era l’ultimo giorno nella vita dei due assassini. E quello permette di vedere qual’era il loro ambiente. E le rare informazioni che si incontrano in questo contesto ci fanno interrogare sul fatto, almeno come spettatori.

11: Perché?
Se noi avessimo saputo con certezza per quali ragioni precise quei ragazzi hanno potuto arrivare a tanto, lo avremmo detto nel film. Ma sono così inafferrabili, queste ragioni precise: sarebbe potuto essere a causa del meteo, allora venivano mostrate le nuvole… Oppure poteva essere la follia, allora li si vedeva mentre si tenevano la testa…Potevano essere anche tante altre cose, i video giochi…Poteva anche essere qualcosa che gli crolla addosso dentro la classe. Ma da qui a identificare una sola ragione per la quale elaborare una teoria che la spieghi esattamente; io non ci avevo pensato facendo il film, ma la questione interessa buona parte della stampa. Credo che sia molto umano, è nel nostro interesse poter identificare una ragione: quella che ci permette di rassicurarci. Noi isoliamo una ragione per poter provare che noi non siamo legati. Questa ragione è demonizzata, identificata, quindi controllata. Non avere una spiegazione precisa esposta davanti ai nostri occhi va contro una certa forma di natura. Va contro all’aspetto poliziesco, che deve condurre la sua inchiesta.

12: Niente futuro
C’è un’altra ragione presente in “Bowling for Colombine” ma assente nel nostro film e che io trovo molto buona: attraverso il loro ambiente noi facciamo un’allusione, ma Matt Stone che è andato allo stesso liceo dice in “Bowling for Colombine”: “si capiva in quel liceo, che se voi non foste riusciti brillantemente mentre frequentavate la scuola, avreste avuto buone possibilità che quello stesso schema si sarebbe riprodotto anche più avanti, dopo gli studi”. Se voi fallite al liceo, voi fallirete nella vita. E per quanto possa apparire stupido ad un adulto delle persone così giovani non hanno una grande prospettiva e immaginano male il loro avvenire lontano, al punto che si credono votate all’insucesso per l’eternità. Soltanto perché stanno andando male a scuola. Penso che sia questo sentimento d’insoddisfazione o di insuccesso che li ha progressivamente portati a dirsi che non avrebbero avuto futuro. E quando hanno preso coscienza di questo immagino che hanno finito per decidere di suicidarsi, e una volta presa questa decisione si sono detti: “Già che ci siamo andiamo a divertirci. Ci vendicheremo di tutta questa gente che ci detesta”.

 

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