

AURORA
di Friederich Wilhelm Murnau


THE LADYKILLERS
di Joel ed Ethan Coen |
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Il bel cinema di una volta... |
| Il cinema
d’altri tempi non passa mai di moda. Lo dimostra l’uscita
al cinema in contemporanea di “Ladykillers” dei
Fratelli Coen, che si sono ispirati ad una celeberrima pellicola
del ’55 e di “Aurora” un film di Murnau del
1927, muto, che esce in versione restaurata. |
| di Barbara
Sorrentini |
AURORA,
di Friederich Wilhelm Murnau
François Truffaut lo definì “il più
bel film della storia del cinema” e nel 1929 vinse tre
oscar. E’ “Aurora”, in originale “Sunrise”,
di Friederich W. Murnau; uno dei tre film sotto contratto con
la Fox che il regista tedesco aveva realizzato dopo i successi
di “Nosferatu il Vampiro” e “L’ultima
risata”. Come molti suoi colleghi, da Billy Wilder ad
Ernst Lubitsch Murnau era immigrato a Hollywood per fare fortuna,
senza mai abbandonare però la sua ispirazione all’espressionismo
tedesco. Realizzato quasi all’alba dell’insorgere
del cinema sonoro “Aurora” è rigorosamente
un film muto: Murnau non amava le parole al cinema, stimava
troppo la potenza delle immagini e avrebbe anche fatto a meno
delle didascalie, se non quando inevitabilmente necessario.
E questa “canzone di due esseri umani”, come ci
suggerisce proprio il regista all’inizio del film con
un cartello, ne è la piena dimostrazione. Ci sono un
marito e una moglie che vivono in campagna, poi c’è
una donna di città che seduce il marito e lo convince
ad annegare la moglie per andare a vivere insieme nel lusso
e nel divertimento cittadino. Quando questa impresa “omicida”
va a cominciare la storia cambia registro mostrandoci una coppia
sposata che riscopre l’amore che li aveva uniti tempo
prima. E’ un film intenso, pieno di emozioni regalate
dagli sguardi e dall’interpretazione dei protagonisti,
parte come un thriller spaventoso con alcune atmosfere che si
ritroveranno in Alfred Hitchckok, per passare alla commedia
romantica con gag degne del suo collega Billy Wilder. Il bianco
e nero utilizzato da Murnau in “Aurora” si gioca
tutto nei contrasti tra la luminosità diurna della città
e il buio simbolico della campagna. THE
LADYKILLERS, di Joel ed Ethan Coen
Era invece il 1955 quando il regista inglese Alexander Mackendrick
girava “The Ladykillers”, in Italia uscito con il
titolo “La signora omicidi”. Nel 2003 i Fratelli
Coen hanno ripreso in mano quella storia e l’hanno trasportata
negli Stati Uniti, in zona Mississippi con tanto di musica blues.
Il bizzarro Professor Marcus allora era Alec Guinness, nel film
attuale è Tom Hanks, imbolsito con baffo e pizzetto.
E’ lui il capobanda che convince la simpatica signora
Munson (interpretata da Irma P. Hall, Premio della Giuria a
Cannes) ad affittargli la cantina per provare i brani rinascimentali
con la sua orchestrina, che si rivela in realtà una banda
di soliti ignoti pronti a svaligiare il Casinò adiacente
a quelle mura. Il resto è tutta farsa e commedia degli
equivoci con il professore che passa la maggior parte del suo
tempo a tranquillizzare l’anziana signora di colore, religiosissima
e pendente dagli sguardi del marito morto che la controlla da
un immenso quadro appeso in salotto. Divertente, anche se considerato
un film minore dei Coen, due registi che qualsiasi cosa facciano
la fanno egregiamente, le loro trovate registiche sono sempre
interessanti (come il corvo all’inizio del film o il tormentone
della chiatta trasporta-spazzatura). Dopo il quasi capolavoro
de “L’uomo che non c’era” bisogna avere
pazienza e dargli ancora qualche anno….evidentemente il
loro training si fa con le commedie. |
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