Banner

Appello sempre valido
per tutti i filmmaker


Documentate con la vostra telecamera le manifestazioni e le lotte dei lavoratori, oppure seguite l'attività del Social Forum, o ancora siete presenti ad avvenimenti sociali di particolare importanza? Contattate altrocinema.it.


Iscrizione Mailing list
.
Nome:
Email:
Subscribe   
Unsubscribe

Archivio altrocinema.it

Per l'invio di materiale video (in formato VHS, DVD o MiniDV), al nostro archivio e per tutti gli invii postali in genere, l'indirizzo è il seguente:

ALTROCINEMA.IT
Casella Postale 72
20045 Besana Brianza (Mi)


Per informazioni: altrocinema.it.


 

IL PIANISTA
di Barbara Sorrentini

“Il Pianista”di Roman Polanski ha vinto la Palma d’Oro al Festival di Cannes 2002. E’ ambientato nel ghetto ebraico di Varsavia dal 1939 al 1945 e racconta il periodo dell’occupazione tedesca attraverso le vicende di Wladyslaw Szpilman, sopravvissuto miracolosamente allo sterminio nazista. Wladyslaw Szpilman è morto a 88 anni nel 2000, a Varsavia.

Nel 1939 suonava il pianoforte a Radio Varsavia fino a quando i bombardamenti tedeschi distrussero l’emittente locale. Da quel momento la sua vita personale, come quella di 3 milioni e mezzo di ebrei polacchi, è entrata nella storia.
Roman Polanski con “Il Pianista” ne ripercorre i momenti più tragici fino al 1945 quando la guerra è finita e i pochi ebrei sopravvissuti sono stati liberati. Gli episodi descritti nel film di Polanski sono tratti dalle memorie scritte da Szpilman: si comincia da quando gli ebrei che vivevano a Varsavia erano costretti a girare con la stella di David cucita sulla manica, per poi essere raggruppati e rinchiusi nel ghetto murato all’interno della città. Molti venivano picchiati per la strada, torturati e uccisi altri, si sa, venivano deportati nei lager, soprattutto a Treblinka. Il 19 aprile 1943 ci fu poi la famosa insurrezione del ghetto cui seguì l’eccidio dei sopravvissuti ebrei e la distruzione del quartiere murato. Pochi si salvarono riuscendo a nascondersi nelle case di Varsavia e tra questi Polanski segue Szpilman. Nel film Szpilman è interpretato da Adrien Brody, l’eroe buono che si batteva per i diritti delle pulitrici messicane in “Bread and Roses” di Ken Loach e che nei panni del pianista guida chi guarda attraverso lo sguardo umile, ma con la dignità di chi soffre in silenzio. Roman Polanski, che nella sua carriera da regista ha raccontato molte storie diverse da “Rosemary’s Baby” a “Pirati”, da “Chinatown” a “La Nona Porta” passando per “Frantic”, ora ha deciso di riaprire le ferite della sua infanzia raccontando una storia che gli appartiene. I suoi geniotori erano ebrei polacchi deportati e la madre è morta ad Auschwitz. Roman ha vissuto la fine della guerra nel ghetto di Cracovia, la città dove poi è cresciuto.
“Il Pianista” descrive l’orrore di un momento storico, mostra l’uomo di fronte alla paura e alla tortura fisica e psicologica. Polanski dà forma ai fantasmi di chi ha vissuto quell’orrore e non riesce a dimenticarlo, quei fantasmi che nelle più svariate forme hanno sempre popolato il suo cinema.
Con questo suo ultimo film il regista polacco sembra voler ricordare al mondo che soltanto attraverso la memoria si può sperare che la storia non si ripeta. E’ un film ottimista, nella speranza che il patrimonio di chi ora sta scomparendo non vada sprecato, per mostrare ancora una volta l’insensatezza della guerra e delle discriminazioni razziali.








 
 Pagine ottimizzate per Explorer e Opera, risoluzione monitor 800x600
© 2002-2003 altrocinema.it