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L'Imbalsamatore
di Barbara Sorrentini
Una chiacchierata con il regista Matteo Garrone sul suo ultimo film

Come definiresti “L’Imbalsamatore”?
E’ un film di genere, io lo considero un film di genere, direi un noir.

Perché l’hai chiamato “L’Imbalsamatore”?
Perché il protagonista che è un uomo molto piccolo, non un nano ma un uomo in miniatura: è alto 1mt e 35cm, di professione fa l’imbalsamatore. Però il film racconta anche una storia d’amore particolare.

Visto che è un noir preferirei non addentrarmi troppo nei particolari della storia, però alcuni elementi si possono raccontare…
Durante la stesura della sceneggiatura abbiamo tentato di mantenere gli elementi classici del noir e delle atmosfere di quel genere. Il film è ambientato vicino a Napoli, in una zona sulla costa che si chiama Villaggio Coppola; un posto molto particolare, quasi metafisico, un po’astratto, sembra un luogo sospeso nel tempo.

Come è nato il soggetto del film?
Lo spunto è quello di un fatto di cronaca accaduto nel ’90 a Roma. Abbiamo cercato di mantenere l’anima di quella vicenda che era, appunto, la vicenda di questo omino piccolo piccolo che si innamora di un ragazzo bellissimo. E’ un amore che lui è costretto a tenere nascosto per svariati motivi; poi si instaura uno strano rapporto a tre perché il ragazzo si innamora a sua volta di una ragazza e praticamente gli altri due si palleggiano l’attenzione del giovane bello, diventando rivali. L’idea di questo innamoramento è anche quella di rappresentare la storia di un plagio intellettuale, nel senso che il ragazzo è bellissimo ma è anche affascinato dalle personalità forti, come quelle degli altri due protagonisti.

Chi sono gli attori?
L’imbalsamatore è Ernesto Mahaieux, napoletano, ha lavorato molto in teatro e questo è il suo primo ruolo da protagonista in un film. Il ragazzo è Valerio Manzillo, alla sua prima esperienza cinematografica; lei è un’attrice romana e si chiama Elisabetta Rocchetti.

Se nel film c’è un imbalsamatore va da sé che ci siano degli animali imbalsamati. Come avete realizzato le scene in cui Mahaieux esercita il suo lavoro?
Abbiamo avuto l’appoggio e la collaborazione di un tassidermista che ci ha messo a disposizione il suo laboratorio e ci ha aiutato nell’aspetto tecnico del mestiere. In realtà loro sono dei veri e propri artisti perché costruiscono le forme degli animali come se fossero degli scultori, la base della struttura dell’animale è realizzata con un materiale che si chiama poliuretano espanso che poi viene modellata come se fosse creta. E questo tassidermista di Napoli, Enzo Cicala, ci ha dato la sua assistenza e tra l’altro conosceva il vero protagonista del fatto di cronaca.

Ti sei ispirato a qualche regista o a qualche film per realizzare “L’Imbalsamatore”?
A parte tutti i maestri del noir da Billy Wilder a John Huston, ho visto molto Lynch.
Secondo me David Lynch lo avrebbe fatto benissimo questo film.






 
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