|
In linea con l'assassino
di Barbara Sorrentini
E un bel film In linea
con lassassino-Phone Booth di Joel Schumacher e fino
ad ora poco capito. Doveva uscire nel 2001, ma è stato rimandato
prima per il crollo delle Torri Gemelle, poi perché doveva
uscire Minority Report (con lo stesso Colin Farrell)
e infine per i fatti legati al cecchino di Whashington. E già
questo dovrebbe spiegare molto.
Anche quella descritta in questo film è senza dubbio una
giornata di ordinaria follia, una delle tante che scorrono in America,
in piena tranquillità e sotto gli occhi di tutti. Stu Shepard
(Colin Farrell) è un pubblicitario, cinico, falso e rampante
e quando deve telefonare allamante lo fa da una cabina telefonica.
Un giorno da quella cabina, squilla il telefono e Stu risponde.
Dallaltro capo un altro uomo, che in lingua originale ha la
voce di Kiefer Sutherland, gli promette di ammazzarlo se metterà
giù la cornetta. Comincia così una sorta di thriller
claustrofobico, in cui Stu viene costretto dallaltro matto
al telefono a confessare tutte le sue bugie, a fare autocoscienza
e a diventare consapevole di tutti i danni che arreca a chi gli
vuole bene. Certo, detta così potrebbe sembrare il polpettone
moralista di cui il film è stato accusato. Ma se facciamo
un passo indietro e ricordiamo che Joel Shumacher ha più
di 60 anni, è stato un giovane hippy che ha protestato contro
la guerra in Vietnam e ha insistito spesso sui danni che la guerra
ha provocato sulla gente (ricordate Tigerland?), viene
difficile pensare che una persona così abbia voglia di fare
sermoni apocalittici allo spettatore. Infatti è lui stesso
a dichiarare che lAmerica è in mano ai pazzi e lui
ha voluto farci un film. In linea con lassassino
ha una sua chiara dimensione di delirio e di frenesia; è
ambientato a New York tra il pullulare di gente di colore, prostitute
e garzoni (ma il set è stato ricostruito in un quartiere
storico di Los Angeles); i colori sono freddi, con dei toni di grigio
che se li s-cromatizzi ancora un po diventa quel bianco e
nero in cui ogni tanto viene evidenziato del colore, tipo rosso-amarena.
Il ritmo è incalzante per tutta la durata del film e per
non perdere la tensione Joel Schumacher, che è una vecchia
volpe e sa fare il cinema dei giovani anche meglio dei giovani,
ha filmato la maggior parte delle scene con quattro cineprese posizionate
in punti differenti. Così gli attori, che erano tutti in
scena contemporaneamente, recitavano come a teatro, mantenendo alta
la carica emotiva. Joel Shumacher racconta questa storia assurda
e verosimile con molta ironia, non sta dalla parte di nessuno ma
si diverte a mostrare dei personaggi tipici della società
americana. In unintervista Schumacher ha dichiarato che luomo
nascosto nel palazzo di fronte e che minaccia Stu con la lucina
rossa del fucile, rappresenta quei folli che si riuniscono in fazioni
e che sono convinti di poter redimere il mondo dai propri peccati,
anche attraverso la violenza, si credono eletti da Dio e per questo
pensano di poter togliere la vita a chi non gli va a genio. Sono
spesso ricchi e potenti della destra americana, razzisti e contro
i diritti dei più deboli. Un bel quadretto! Ma nello stesso
tempo, il personaggio di Stu è unesagerazione dellipocrisia
necessaria a chi lavora nei media o nella politica, è un
personaggio sgradevole come siamo abituati a vederne tanti e lidea
che si trovi in difficoltà non fa che rendere divertente
la storia. Infine cè un terzo personaggio, unentità,
quella della Polizia che cerca di salvare capra e cavoli, ma fa
più danni degli altri due messi assieme. Spiegatemi dovè
il moralismo in questo film, perché quello che si vede è
un gruppo di pazzi scatenati che si trovano tutti insieme nello
stesso posto alla stessa ora.
|



|