|
Jules e Jim
di Barbara Sorrentini
E stato nel 1955 che ho scoperto
il romanzo di Henri-Pierre Roché, ciò che attirò
la mia attenzione fu il titolo: Jules e Jim. Fui subito sedotto
dalla sonorità di quelle due J. Jules e Jim ci mostra due
amici e la loro comune compagna amarsi per tutta la vita di un amore
tenero e quasi senza contrasti, grazie ad una morale estetica e
nuova incessantemente rimessa in discussione.
François Truffaut raccontava lincontro con il romanzo
di Roché ne Il piacere degli occhi, unlibro
dedicato al suo cinema e a quello dei suoi padri ispiratori. Le
riprese di Jules e Jim cominciarono nel 1961, ma il progetto di
farne un film era già nella testa del regista ancor prima
di girare I 400 colpi (1959). Henri-Pierre Roché avrebbe
dovuto riscrivere i dialoghi per la versione cinematografica del
suo romanzo, ma morì nellaprile di quello stesso anno.
François Truffaut iniziò le riprese di Jules e Jim
due anni dopo e quando il film uscì nel 62 fu etichettato
come immorale. A distanza di quarantanni quello stesso film,
sottovalutato dal perbenismo dellepoca, ma molto amato dai
cinefili di tutte le generazioni, ritorna al cinema in versione
restaurata.
I personaggi e le loro avventure, che avevano così tanto
entusiasmato il regista francese, dopo quasi mezzo secolo non hanno
perso il loro fascino e la loro originalità. Lidea
della trasposizione cinematografica che ebbe Truffaut leggendo il
romanzo costituiva una sfida: mostrare due uomini che amano la stessa
donna senza che il pubblico potesse fare una scelta affettiva tra
questi personaggi, perché si trovava costretto ad amarli
tutti e tre nella stessa misura. E fu probabilmente proprio quellamore
tenero e quasi senza contrasti, grazie ad una morale estetica e
nuova incessantemente rimessa in discussione a rendere simpatici
ed amabili tutti e tre i personaggi. Il romanzo scritto da Rochè
alletà di settantanni era una storia vera, era
la sua storia. Era vero lamico tedesco, era vero lincontro
con Kathe (diventata poi Catherine), era vera la separazione durante
loccupazione nazista ed era soprattutto vero lamore
condiviso per la stessa donna, lunica dei tre che ha fatto
in tempo a vedere una parte della sua vita scorrere sul grande schermo
e ritrovare ciò che in quellepoca era stato vissuto
inconsapevolmente. Truffaut è riuscito a mantenere viva la
verità di quellavventura, immergendola in una poesia
in bianco e nero animata da Jeanne Moreau che rendeva Catherine
folle, appassionata e animata da uno smodato coraggio, da Oskar
Werner che dava vita a Jules rendendolo buono e comprensivo e da
Henri Serre, simile a Rochè nei tratti fisici, che donava
a Jim onestà a dolcezza. Una voce fuori campo sottolineava
gli accadimenti del film come se si trattasse di un documentario,
un dettaglio che aiuta a partecipare con empatia alla vicenda di
Jules, Jim e Catherine.
E solo nel tragico finale, inaspettato e gelido che François
Truffaut aggiunge la materializzazione di una condanna a quellamore
impossibile, a quellidealizzazione del sentimento che univa
i tre personaggi come segno premonitore dellinfelicità
a cui erano destinati.
Regia: François Truffaut
Sceneggiatura: François Truffaut e Jean Gruault, dal
romanzo omonimo di Jean-Pierre Rochè
Interpreti: Jeanne Moreau, Oskar Werner, Henri Serre
Produzione: Les Films du Carrosse,1961
|
|