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Intervista a Gerard Jugnot
regista e protagonista di Monsieur Batignole
di Victor Sini
Parigi, estate 1942. La Francia è
sotto loccupazione tedesca. Edmond Batignole, di professione
macellaio, viene suo malgrado coinvolto dal futuro genero, attivo
collaborazionista, nellarresto della famiglia ebrea dei Bernstein,
suoi vicini di casa. Simon, uno dei figli, riesce a scappare ma,
presentatosi alla soglia di casa convinto di trovarne i genitori,
scopre che Edmond e la sua famiglia ne hanno preso possesso e vivono
lì. Edmond, sentendosi in colpa, decide di nascondere il
ragazzo, il quale viene presto raggiunto da due cuginette, i cui
genitori sono stati a loro volta deportati.
Comè nata lidea di questo film?
Mi ha sempre colpito la storia, e in particolare questo periodo.
E un momento storico che non può dirsi chiuso, ma che
ha profondamente condizionato tutti coloro che ne hanno avuto esperienza
sia diretta, sia attraverso i numerosi documentari e film che sono
stati realizzati. Quando giravamo a Parigi la gente si sconvolgeva
alla vista delle bandiere naziste e degli attori in uniforme tedesca.
La spiegazione si può trovare nella massiccia deportazione
degli ebrei e nel fatto che, per la prima volta, la Francia è
stata occupata da un esercito straniero con cui, volontariamente
o meno, molte persone hanno collaborato. Questo periodo è
come una spina nel fianco che non si riesce a rimuovere.
Nel film il macellaio Edmonde Batignole diventa un eroe senza
quasi sapere che cosa sta accadendo intorno a lui. Perché
questa evoluzione?
Qui Edmonde Batignole è costretto a prendere posizione e
a mantenere un comportamento coerente. Ma non si capisce se ha scelto
lui questo corso degli eventi. Quando viene sottolineato il suo
coraggio risponde: E un puro caso.
I personaggi sono stati quasi tutti caratterizzati da una vena
macchiettistica e ridicola: alcuni sono dei farabutti, altri più
moderati, ma ci sono anche dei buoni
Ciò che mi affascina delle situazioni difficili è
che ti costringono a valutazioni morali dei personaggi che incontri.
Batignole sembra bonario, in realtà non lo è, è
un debole.
Durante lintero periodo della riconciliazione gollista, ogni
cittadino francese al cinema veniva rappresentato come un membro
della Resistenza. Verrebbe da chiedersi come si potesse mai perdere
la guerra con così tanti eroi intorno! Sappiamo che vi era
almeno un 10% di eroi ed un 10% di veri bastardi, mentre il resto
della gente rimaneva in attesa, cercando di sopravvivere e mettere
cibo in tavola.
Rispetto al tema della Resistenza, Batignole avrebbe potuto
lottare contro linvasore, invece sceglie di salvare dei bambini
ebrei destinati alla deportazione.
Volevo vedere come un uomo senza coscienza, disinteressato a ciò
che gli sta intorno, poteva reagire di fronte ad una situazione
drammatica che gli veniva imposta. Volevo che reagisse nel modo
giusto poiché la mia intenzione era di fare un film che portasse
speranza. E certamente il tipo di storia che avrei voluto
capitasse a mio nonno, o a me se solo avessi vissuto in quegli anni.
Linfamia in cui vive gli viene gettata addosso quando incontra
Simon, il ragazzino che finisce per aiutare. Cerca quindi il modo
per salvare il ragazzo e si chiede innanzitutto come salvare se
stesso, come recuperare la dignità perduta.
E stato facile lavorare con dei ragazzini che non sapevano nulla
di questa storia?
Mentre dirigevo Simon e le due ragazzine continuavo a chiedermi
come qualcuno avesse potuto consapevolmente mettere tutti quei bambini
in vagoni per bestiami ed inviarli nei campi di concentramento e
quindi nelle camere a gas. Come si è potuto permettere questo?
Possibile che le persone non sapessero? Queste sono le domande che
mi sono posto per tutto il film. Potevano non saperlo, ma certo
averne sospetto. Semplicemente conveniva a tutti. Questo è
il significato della scena in cui Batignole dice al bambino che
gli adulti venivano deportati per andare a spaccare rocce grandi,
mentre i bambini venivano inviati a spaccare rocce piccole. Lo sguardo
del bambino è sufficiente a fargli prendere coscienza dellinsensatezza
della sua risposta.
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