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NAQOYQATSI
La vita come la guerra
di Barbara Sorrentini
Nel terzo capitolo della Trilogia
Qatsi Godfrey Reggio racconta la nostra epoca, quella
della violenza civilizzata, in cui la guerra è diventata
un modo di vita.
Naqoyqatsi è stato prodotto dal regista, sempre
più produttore, Steven Soderbergh.
Per capire il senso di Naqoyqatsi
bisogna tornare a qualche anno fa. Era il 1975 quando Godfrey Reggio,
un uomo che aveva trascorso 14 anni nel silenzio e nella preghiera
di un ordine religioso contemplativo, cominciò a pensare
ad un film che avrebbe creato una forma cinematografica completamente
nuova. Lidea di partenza era quella di prendere alcune immagini
dalla vita reale, immagini crude come poi si vedrà nel primo
episodio, e riproporle senza parole, senza un filo logico o lineare,
creando una sorta di concerto visivo. Sette anni dopo uscì
Koyaanisqatsi, che in lingua hopi significa vita
in disequilibrio. Questo titolo rappresentava il tema del
primo episodio della Trilogia Qatsi: la visione di una
società urbana totalmente slegata dallambiente naturale,
sopraffatta dalla tecnologia e che si muove in un ritmo frenetico.
Le immagini che erano state montate in Koyaanisqatsi
scorrevano velocissime accompagnate dalla partitura musicale ipnotizzante
realizzata appositamente da Philip Glass. Il successo di questo
primo film fu immediato, uscì in moltissimi paesi del mondo
e negli anni 80 raggiunse la notorietà di opere come
Arancia meccanica o Eraserhead. Tantè
che, per collaborare alla produzione del secondo episodio della
Trilogia Qatsi, si fecero avanti Francis Ford Coppola
e George Lucas. Per questo nuovo film Godfrey Reggio scelse di andare
nella zone in via di sviluppo con lidea di catturare limpatto
del progresso tecnologico sulle culture indigene. Powaqqatsi
si potrebbe tradurre come vita in trasformazione, quella
che il regista ha potuto osservare viaggiando in India, Egitto,
Perù, Kenya, Nigeria e in altri paesi in cui ha raccolto
le immagini della vita quotidiana, della gente al lavoro e dei bambini
durante il gioco mostrando la difficile e complicata relazione con
gli elementi nuovi che si stavano inserendo nella loro vita. Le
immagini montate nel secondo lavoro di Reggio si muovevano con un
ritmo diverso rispetto al precedente, era molto più lento
e fu utilizzata la tecnica dello slow motion per concentrarsi sui
dettagli viscerali della vita indigena.
Anche questo episodio ebbe molto successo, fu proiettato in più
di 60 paesi e in certi casi veniva accompagnato dallesecuzione
dal vivo del Philip Glass Ensemble. E arriviamo ai giorni nostri,
a quelli che Godfrey Reggio ha definito di violenza civilizzata
e che vengono riproposti nel terzo e ultimo episodio della Trilogia.
Naqoyqatsi in lingua hopi significa a vicenda
uccidere molte vite e in questo film il regista descrive il
mondo in cui viviamo. E ancora una volta la musica ipnotica
di Philip Glass, eseguita dal violoncello di Yo Yo Ma ad unire i
simboli della tecnologia avanzata: la guerra, i media, la pubblicità,
la medicina e la politica vengono raccontati con locchio anti
imperialista e consapevole di ciò che può comportare
la globalizzazione. Le immagini magnetiche che corrono sullo schermo
sono quelle colte dalla realtà e poi alterate visivamente
attraverso le tecnologie digitali, proprio quelle che secondo Reggio
(e non solo) stanno snaturando ogni cosa, letica, larte,
la cultura, lo sport, fino al volto umano. Per questo terzo film
Reggio è andato a scavare in un territorio visivo inedito,
fatto di immagini ad alta definizione tecnologica e rimodellate
attraverso la manipolazione digitale. Il materiale è stato
selezionato da un vasto repertorio che comprende filmati militari,
aziendali, scientifici, sportivi, notiziari e cartoni animati. Il
risultato è una visione del mondo di oggi, visto attraverso
le lenti deformanti create dalla stessa tecnologia. Per descrivere
la filosofia di Naqoyqatsi Reggio sostiene che la
tecnologia non è più tanto qualcosa che usiamo, quanto
qualcosa che viviamo, che respiriamo come lossigeno e che
ci sta trasformando senza che ne siamo consapevoli. Questo
terzo viaggio mentale cinematico che Godfrey Reggio
ha costruito si articola nella narrazione di un mondo dominato dalla
comunicazione e da un linguaggio che si sta trasformando in codice
numerico, si muove nel mondo dello sport diventato ferocemente competitivo
e corrotto, per approdare infine ad un viaggio accelerato nella
velocità della vita, che non lascia spazio ad alcuna riflessione
su se stessi e sul proprio futuro.
Anche Naqoyqatsi, come i due film precedenti, propone
una morale necessaria, che tra Dio e luomo si orienta verso
luomo posto di fronte ad una visione consapevole di quello
a cui ci stiamo avviando.
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Tre immagini da "Naqoyqatsi"
e il regista Godfrey Reggio.
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