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Nemmeno in un sogno
intervista di Fabio Scamoni, adattamento di
altrocinema.it
Un film leggero che guarda allimmigrazione e ai luoghi
comuni della società italiana attraverso la chiave della
commedia e dell'ironia. Unopera prima raccontata in questa
intervista da Gianluca Greco, che ne è autore e regista.
IL
FILM. Un gruppo di profughi e una capra, provenienti dallimmaginario
Armegistan e guidati dal pastore Ahamet, sbarca in Italia decisi
a raggiungere il mondo ideale conosciuto attraverso la TV, grazie
a una scassatissima parabola.
Gli scafisti li abbandonano in Puglia, davanti a un club per
vacanze, con il compito di consegnare una valigetta a due malavitosi
locali. Ahamet, inseguito dai criminali, perde di vista i compagni
di viaggio e si ritrova a vagare allinterno del colorato,
magico e perfetto mondo del club, nel quale riesce a farsi capire
e accettare grazie al surreale linguaggio imparato attraverso
gli spot pubblicitari e i programmi della nostra televisione.
Prima del lieto(?) fine con rimpatrio dei profughi, il film
ripercorre in chiave satirica e farsesca i luoghi comuni e le
futilità nazionali, attraverso numerose citazioni e un
tono leggero e fiabesco, che ha suscitato anche diverse critiche. |
Questo è il tuo primo lungometraggio.
Come hai vissuto la realizzazione di questo film?
Molto stressato, molto emozionato. Dallelaborazione del progetto
alluscita nelle sale sono passati 3 anni. In questi anni ho
vissuto come sulle montagne russe. Sono passato da alcuni momenti
in cui mi sentivo Napoleone, convinto di poter fare una campagna
fantastica in Russia, e poi in rotta durante linverno, con
tutte le truppe che arretrano e con un massacro di emozioni e di
aspettative rimaste incompiute.
Come arriva un autore a decidere che quella sarà la sua
opera prima?
E una specie di folgorazione, come per un innamorato che improvvisamente
sente le campane. A me è successo leggendo una notizia di
un giornale, ho capito che quella cosa mi riguardava profondamente.
Quattro anni fa lessi un articolo su un fatto di cronaca: durante
una notte di ferragosto un gruppo di profughi albanesi era sbarcato
proprio a ridosso di un Club Mediterranée, durante una festa
con i fuochi di artificio. Per un attimo i profughi credettero che
in Italia si facesse così quando sbarcavano degli immigrati.
I turisti invece hanno pensato - non sempre venivano avvisati dagli
animatori del villaggio - che quello fosse uno dei giochi della
serata. Lequivoco si risolse nel giro di poco, e il gruppo
venne mandato in un centro daccoglienza vicino, mentre i turisti
continuarono a giocare. Questa cosa mi lavorava dentro, mi piaceva
lidea che attraverso questo pretesto parodistico si potesse
arrivare a descrivere lItalia come un enorme villaggio turistico,
un grande gioco che si espande attraverso la TV prendendo in giro
noi cittadini e utenti della televisione. Mi sembrava interessante
anche raccontare da un altro punto di vista una tragedia come quella
dellemigrazione con un taglio più leggero, favolistico.
Adesso che il film è nelle sale, che è uscito,
che hai ricevuto le tue critiche, che la gente lha visto,
i tuoi amici lhanno visto, qualè la cosa che
ti fa, che dici cavolo, se potessi tornare indietro farei
una cosa diversa o se potessi tornare indietro farei
esattamente la stessa cosa
Mi emoziona sempre, anche rivedendolo per lennesima volta.
Il fatto è che continua a piacermi, credo che non sia un
film troppo buono. Mi rendo conto che tra le cose che
ci sono cè un intento anche citazionistico nel film..
Cè qualcosa che dà un tono da commedia americana,
da Black Edwards ma anche da Pallottola Spuntata, cè
il gusto dellomaggio ad alcune immagini del grande cinema
italiano; alcune cose che sono state scritte un po mi indispongono,
mi sembra che forse ci vuole più cautela nei giudizi.
Luso di questo metodo narrativo, di questo tono da commedia,
la scelta di cercare di essere apparentemente abbastanza semplice,
sono dovuti al fatto che comunque in Italia bisogna cercare di portare
a casa il risultato, anche con un po di compromesso rispetto
al lavoro che si vorrebbe fare, o invece è proprio stata
una tua totale scelta stilistica?
E una scelta stilistica. Piaceva proprio a me personalmente
essere più semplice, provare a raccontare la profondità
delle cose stando più in superficie. Mi sembra che sia perfino
più ambizioso andare incontro a dei gusti più semplici:
avevo il desiderio che il film, nelle sale, raggiungesse le persone
comuni, più che unélite di amanti cinefili..
Credo che la commedia sia uno strumento più facile per arrivare
a dire delle cose anche serie, che lironia sia il mezzo più
facile per scavalcare la difficoltà di rappresentare un argomento
drammatico. Un metodo per dire una cosa senza in apparenza dirla,
per uscire dalle secche di una retorica che può solo appesantire.
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