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Intervista a Petter Naess
di Barbara Sorrentini
Oslo è una città
piccola che fa finta di essere grande. Lo sostiene Petter
Naess, il regista norvegese che con Elling ha dato vita
a due matti che ritornano a contatto con la realtà dopo qualche
anno di reclusione in un Ospedale Psichiatrico
e vanno a vivere
nel centro di Oslo, in una casa arredata Ikea fino allultimo
dettaglio, sotto locchio vigile di un assistente sociale dallapparenza
più stravagante dei due protagonisti.
Biondino, con gli occhi chiari e profondamente nordico, Petter Naess
racconta la sua esperienza cinematografica, infischiandosene se
ad Hollywood stanno già preparando un remake di Elling
con Kevin Spacey. E poi a Hollywood il film originale lo hanno già
visto e candidato allOscar 2002 come miglior film straniero.
Cominciamo dalla sceneggiatura di Elling: è
tratta da Broda i blodet, un romanzo molto famoso in
Norvegia di Ingvar Ambjornsen. Che cosa ti ha affascinato di questo
libro?
Laspetto per me più affascinante del libro è
proprio il protagonista, Elling, che poi ha dato il nome al film.
E una figura complessa, ha molte sfaccettature e parecchi
problemi gravi. Problemi in cui ci si può anche identificare
come spettatori. Limportante è che queste paure e timori
che stanno alla base del suo rapporto con la vita vengano controbilanciati
e in questa storia è chiaro il tentativo di superarli attraverso
la sua forte volontà e integrità. Questo suo progetto
di uscire dallo stato di paura paralizzante lo porta avanti con
un incredibile orgoglio. E questo contrasto tra la volontà
e la paura è quello che crea il fascino più forte
di questo carattere.
Il testo ha una struttura molto complessa perché racconta
la storia del personaggio in diversi episodi, come se fosse una
saga. Come hai fatto a ridurla per il film, è stato difficile
rinunciare a molte pagine?
E sì, il libro in realtà sono quattro libri che trattano
di questa figura, di Elling. Il film si basa soprattutto sul terzo
libro, però nel primo libro viene raccontato come la madre
di Elling muore, una madre con cui lui ha avuto un rapporto molto
esclusivo, che lo ha protetto per tutta la vita; e io ho tenuto
quella parte per linizio del film. A quel punto Elling diventa
quasi matto e si barrica nel suo appartamento. Nel secondo libro
Elling incontra Kjell Bjarne, il secondo personaggio del film, e
nasce unamicizia molto forte tra loro due che viene poi sviluppata
in questo secondo volume. Il terzo libro è quello che contiene
la materia più drammatica su cui si basa il film: è
il principio della loro vita indipendente nell appartamento
di Oslo, in cui vanno a vivere insieme e il loro rapporto viene
messo alla prova. Il quarto libro invece non viene contemplato nel
film, che finisce prima, e parla dellamore di Elling per una
donna. E a dire il vero non finisce neanche bene questa storia.
Il disagio mentale e lamicizia sono i due temi alla base
di Elling, cè un riscontro reale in questa
storia? Per esempio: è vero che i malati di mente vengono
affidati ad un assistente sociale, gli viene data una casa, etc.?
Dunque, voglio subito chiarire che lintenzione di questo film
non era quella di trattare il sistema dellassistenza norvegese
ai malati o a chi ha bisogno, più che altro mi interessava
il tema dellamicizia come valore. Un concetto che in questo
momento sta un po cedendo, sarà lo sviluppo economico,
la ricchezza, comunque sia questo tipo di rapporto ormai sembra
appartenere al passato. Lamicizia e il fatto di pensare anche
agli altri sono valori che andrebbero rivalutati e che si devono
conservare. I miei due protagonisti arrivano in questa casa dopo
un lungo periodo di reclusione in manicomio e vengono lentamente
avviati alla società normale. Anche se questa storia non
si basa su un fatto reale noi abbiamo avuto delle risposte molto
positive da questi istituti e non solo dai dipendenti ma anche dai
pazienti che hanno confermato che il film rispecchia molto bene
la realtà. Posso dire che questo è il nostro modo
di vedere una realtà che conosciamo.
I due protagonisti, Per Christian Ellefsen e Sven Nordin, avevano
già portato questo testo in teatro con la tua regia. Comè
stato trasportare lo stesso lavoro sul set?
Abbiamo cominciato con una ricerca, perché allinizio
non era mia intenzione utilizzare gli stessi attori che avevano
recitato in teatro. Poi però ci siamo resi conto che loro
due conoscevano talmente bene i personaggi e che il loro rapporto
era così ben strutturato che non cera altra soluzione
possibile. Naturalmente poi nel film vengono aggiunte anche altre
scene e il modo di raccontare è diverso. Abbiamo lavorato
molto sulla ricerca dellespressione corretta, cercando anche
di aiutarli a ridurre i gesti superflui e a contenere gli eccessi
che funzionavano a teatro ma non nel cinema.
Esiste una scuola o una storia del cinema in Norvegia? Mi vengono
in mente i grandi maestri che provengono dai Paesi Scandinavi: Ingmar
Bergman dalla Svezia, Lars Von Trier dalla Danimarca o Aki Kaurismaki
dalla Finlandia, però il cinema norvegese in Italia è
poco conosciuto.
E abbastanza difficile individuare una tradizione cinematografica
norvegese ben definita. Mi ricordo che cera una tendenza,
negli anni 50-60, di uomini e donne sulla quarantina
che facevano dei film sulla loro infanzia. Ma cè anche
un filone molto diverso che prende spunto dalla nostra era delle
saghe in cui si andava con le navi vichinghe in Islanda o in giro
per il mondo a picchiare le persone con i bastoni, a combattere
in guerra contro gli altri popoli. Unaltra cosa che si può
riscontrare è che in Norvegia cè sempre stata
la tendenza a fare o una tragedia, con film seri che trattano argomenti
profondi, oppure delle commedie solo da ridere. In questo mio film
Elling, cè di nuovo e di non molto tipico
il fatto di unire questi due generi; cioè di trattare un
argomento molto serio in modo abbastanza comico. Credo che questa
sia una tendenza che si sta affermando adesso, una specie di commedia
nera.
Chi sono i tuoi maestri, i tuoi punti di riferimento. Cè
qualcuno a cui ti sei ispirato?
Devo dire che per questo film non posso parlare di veri e propri
riferimenti, quello che in realtà mi interessa qui è
luniverso che rappresenta questo libro, quindi ho voluto sfruttare
questo universo e utilizzare anche le persone che hanno creato questo
universo nello spettacolo teatrale. Non ci sono delle vere e proprie
fonti dispirazione. Comunque per me la cosa più importante
ere quella di fare una cosa semplice, non stravagante. Volevo anche
dare limpressione al pubblico che il film non fosse filmato,
credo che questa sia una cosa che ho preso dal teatro: è
una ricerca della semplicità e di come esprimersi anche attraverso
dei mezzi molto semplici.
Anche Oslo è protagonista nel film, come si vive da quelle
parti?
Oslo è una città abbastanza piccola e che fa finta
di essere grande, anzi è convinta di essere grande. E
abitata da persone come quelle del film, ma anche da gente come
me. Io mi trovo molto bene a vivere ad Oslo. Penso che se si dovesse
davvero fare un remake di questo film, molte altre città
potrebbero andar bene, anche delle città più grandi,
come New York o anche altre. Comunque Oslo è soprattutto
bella per la natura circostante, io sono più legato ai dintorni
che alla città in sé.
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