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Che fine ha fatto Quore?
Abbiamo parlato del film con la regista,
Federica Pontremoli
di Barbara Sorrentini
Una settimana di programmazione al cinema
Palestrina di Milano. Forse anche meno. E Quore,
il film della regista esordiente Federica Pontremoli che fino ad
ora si era dedicata alla scrittura di sceneggiature per film da
festival, ma poco visibili al grande pubblico. Si tratta di uno
degli ennesimi misteri che avvolgono il cinema italiano e le sue
produzioni. Quore, oltre a raccontare una furba storia
di rapporti tra sessi e generazioni, vanta dalla sua un cast che
piace: Carla Signoris, Mariella Valentini, Gigio Alberti, Ugo Dighero
e lattrice australiana Michela Noonan. Ed è stato distribuito
dalla Lucky Red.
La prima immagine del film è quella di una ragazza che guarda
negli occhi la macchina da presa e chiede Volete sapere se
sono felice?
Perché hai scelto questo inizio?
Quando ho scritto il soggetto di Quore lho buttato
giù in prima persona e mi sono nascosta dietro il personaggio
di Paola. In un secondo tempo ho pensato di descrivere la storia
servendomi del racconto, facendo filtrare i fatti dal punto di vista
personale della protagonista. Ho voluto provare a far raccontare
ad una terza persona, che non fossi io, perché mi piaceva
la sfrontatezza di un personaggio che attira lattenzione,
guarda dritto negli occhi e si impone.
Cè qualcosa di autobiografico?
No, il film non è autobiografico, è biografico. Scrivendo
ho messo insieme una serie di cose che mi hanno raccontato, che
ho letto, che ho sentito e che mi sono annotata per molto tempo.
Quando mi sono messa a scrivere le ho tirate fuori e le ho assemblate
tra loro mescolando gli episodi e i personaggi.
Quali sono secondo te le tappe più importanti della storia
che racconti in Quore?
La protagonista ha 22 anni ed è musicista, suona il contrabbasso.
Improvvisamente si ritrova incinta e deve capire se tenere il bambino.
La sua scelta e la sua storia si intrecciano con quelle di altre
due donne: una è la madre dentista (Carla Signoris), laltra
è una paziente (Mariella Valentini). Queste tre donne si
incrociano e si sfiorano, ma soprattutto condividono contemporaneamente
la gioia e lansia della maternità da tre punti di vista
differenti.
Gli uomini non ci fanno una gran bella figura. Hai voluto fare
una trasposizione dal reale o sono soltanto personaggi inventati?
Voglio precisare che il film è una commedia quindi mi sono
permessa anche toni più leggeri. Mi sono sfogata soprattutto
con il personaggio interpretato da Gigio Alberti, lui è un
uomo che tradisce e nel film il tradimento è già avvenuto,
cercando di riscattarsi peggiora la situazione.
La città in cui è ambientato il film è
Arezzo, è la tua città o lhai scelta per altri
motivi?
La scelta è dettata dalla sceneggiatura. Il tema del film
sono le coincidenze, il caso e un filo che lega i personaggi che
continuano a sfiorarsi e quindi mi serviva una città che
non fosse troppo grande, dove queste coincidenze non sarebbero state
possibili, ma nemmeno troppo piccola dove tutti si conoscono.
Ti sei ispirata a qualche altro film per realizzare Quore?
Per me i riferimenti sono stati due, ma soprattutto per la sceneggiatura.
Uno è Le regole della casa del sidro di John
Irving e poi per quanto riguarda la regia tempo fa ero stata folgorata
da un film di Coline Serrault La crisi, che ho voluto
tenere a mente per la struttura narrativa di eventi che si susseguono
uno dopo laltro creando una crisi sempre più grande
in cui il personaggio si ritrova.
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