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Intervista con Raffaella Ponzo
Appunti d'attrice
su "Gangs of New York"
di Osvaldo Contenti*
Roma, tarda mattinata. Lappuntamento con Raffaella Ponzo
è fissato in un bar di Cinecittà, a due passi dal
Teatro 5 di Cinecittà Studios dove Martin Scorsese
ha girato per mesi Gangs of New York. Raffaella si presenta
vestita semplicemente e senza trucco. Non ne ha bisogno. Il suo
visetto, poco più che ventenne, irradia una luce da angioletto
del Botticelli. Dun tratto mi spara un sorriso talmente dolce
che penso potrebbe zuccherare tutto il caffè del Brasile.
Osservandola, capisco al volo perché Scorsese labbia
scelta per delle scene particolarmente sensuali. E qui per
raccontarcele, assieme al backstage del film. Un ragazzo del bar
ci si avvicina, con un caffè per me e un the al limone per
lei. Il ragazzo la guarda e gli prende un mezzo coccolone. Esita
molto ad andarsene e quando lo fa, in pratica, le ha regalato gli
occhi
A riprova del fatto che la bellezza di Raffaella non
passa davvero inosservata. Lattrice, prima di girare con Scorsese,
si è fatta notare e molto nei precedenti film: Quartetto
di Salvatore Piscicelli (2001), Voyeur di Roberto Gandus
(2000) e interpretando una sensualissima Luana ne Il corpo dellanima
ancora di Piscicelli (1999), che per una volta aveva messo daccordo
i larghi consensi di pubblico e critica. Ma ora Raffaella è
qui per raccontarci tutto del suo Gangs of New York, tramite
degli appunti dattrice che come vedremo riserveranno
molte sorprese sul film-capolavoro di uno degli ultimi maestri del
cinema.
E noto che il set di Scorsese era superblindato. Raccontacelo
con i tuoi occhi.
Appena arrivata sul set mi hanno messo seduta ad un tavolino. Era
la scena della taverna. Mi sono guardata intorno e la prima cosa
che ho pensato è stata: meno male che non mi hanno fatta
sedere vicino a quel brutto laggiù. Ho guardato bene, era
Daniel Day-Lewis, che in Gangs of New York è Bill
il macellaio. Il fatto è che tra la barba e la frangetta
tutta appiccicata alla fronte era conciato veramente da cattivo,
quindi mi aveva fatto un po impressione. Poi sono arrivati
gli altri attori, tra cui la controfigura di Leonardo Di Caprio,
che allinizio ho scambiato per il vero Leo. Invece era Fabio,
un ragazzo cha abita a Cinecittà, ma identico a Di Caprio.
Poi è arrivato Henry Thomas, che interpretava Johnny
Sirocco, mio partner nel film. La scena era molto sensuale. Le luci
erano calde e avvolgenti. La scenografia, di Dante Ferretti,
era curata nei minimi particolari. Così curata che persino
i fogli di giornale attaccati alle pareti erano veri articoli dellepoca,
riprodotti in modo da essere completamente leggibili. Dun
tratto è arrivato Martin Scorsese. Scorsese per me
è un mito. Però, a volte, i miti non si dovrebbero
conoscere, perché diventano terreni. Infatti lui è
molto piccolino, ha un sacco di tic e delle sopracciglia nere nere,
grandissime
Davvero molto terreno, insomma, anche se rimane
un mito.
Sei nel tuo primo set di Gangs of New York. Descrivici le tue
emozioni, il tuo ruolo
Al momento delle riprese faceva un certo effetto pensare che dietro
alla macchina da presa ci fosse Scorsese. Così, per me, il
primo giorno di lavorazione è stato un po surreale.
Sul set ero circondata da una quantità di attori che prima
avevo visto solo nei film, mentre, al ritorno, prendendo la metro,
venivo ricatapultata di colpo negli: Aho, do annamo
a magnà della vita di ogni giorno. Davvero surreale.
Però, poi, col tempo, ci si abitua a tutto. Durante la scena
con Henry Thomas io ero la sua compagna. Mi sono trovata molto a
mio agio nel personaggio assegnatomi da Scorsese: formosa, con i
capelli lunghi e a boccoli, fasciata da un bellissimo vestito depoca.
Poi, tra me e il mio partner arrivava un cinese con la pipa per
fumare loppio e io la passavo a Thomas. Ne seguiva un dialogo
e quindi la scena del bacio, con un primo piano strettissimo. Scorsese,
in quella scena, come nelle altre, mi voleva molto naturale: sincerità,
sincerità, mi ripeteva spesso. In unaltra scena,
nella quale ero addormentata su un tavolo, mi ha disposto con massima
precisione nella stessa posizione di una ragazza riprodotta in una
stampa depoca. Il tutto, fatto con estrema professionalità.
Caratteristica che, dispiace dirlo, distingue i set americani da
quelli italiani.
Hai avuto altri riscontri di questa maggiore professionalità?
Sì, ad esempio, molti grandi attori italiani tendono a defilarsi
quando debbono dare le battute fuori campo, delegando questo incarico
ad altri. In Gangs of New York, invece, questo tipo di battute venivano
recitate dagli attori stessi. Anche dai protagonisti! E non solo
questi dicevano le battute, ma, anche fuori campo, riproducevano
la scena come se stessero in campo. Perché erano consapevoli
del fatto che la recitazione cambia se si viene distratti o se davanti
a sé si ha il nulla. Per cui recitavano anche col corpo,
pur non essendo ripresi, per non perdere il pathos del film. Segno
di una grande professionalità. Come quando Scorsese, sempre
nel set della taverna, ha voluto una scena di sesso vero, perché
per lui una scena di sesso simulato non avrebbe creato la stessa
emozione e partecipazione.
Qual è lattore del film che ti ha colpito di più?
Sicuramente Daniel Day-Lewis, che spero vinca un Oscar. Quando era
in scena mi dava i brividi. Lo vedevo recitare ed era come stare
a teatro. Ogni scena che interpretava ti dava lemozione di
un intero film! Anche lì, sul set, intendo dire. Mentre Di
Caprio credo che si esprima di più se visto sul grande schermo.
Daniel Day-Lewis, invece, in ogni momento era veramente impressionante
per la sua bravura e per la dedizione alla professione dellattore.
Tanto che, nella scena nella quale doveva dare delle testate ad
un manichino - che nella finzione rappresentava Di Caprio - si era
fatto male, ma continuava a dare quelle testate col sangue finto
che si mescolava a quello vero, riportando delle ferite per la quali
poi è stato ricoverato. In unaltra scena, sempre Daniel
Day-Lewis dà fuoco ad un calice, il fuoco prende la maglietta
e sebbene lui se ne accorga continua a recitare come se niente fosse,
non importandosene delle ustioni. Prova del fatto che si dava al
cento per cento. In unaltra scena ancora aveva un braccio
fasciato, ma neanche durante le pause del film smetteva i panni
del personaggio, muovendosi come se avesse davvero il braccio malato.
Questo tenere il personaggio così a lungo credo sia una caratteristica
solo dei grandi attori.
Comera Martin Scorsese sul set?
Scorsese era molto presente sul set, ma non asfissiante. Supervisionava
e coordinava le scene di massa in prima persona, spesso immergendosi
tra il brulichio delle comparse. Con gli attori principali, invece,
credo abbia fatto un enorme lavoro prima di girare. Un po
come si fa a teatro per le prove generali. Perché Scorsese
dava loro solo delle piccole indicazioni, come se queste fossero
degli appunti relativi ad un lavoro precedente, già perfettamente
assimilato da ogni interprete. Infatti, ricordo che in una scena
Cameron Diaz - che ho trovato molto naturale nel suo ruolo
- si toglieva uno scialle provocando un po Daniel Day Lewis.
Scorsese le chiese di rigirare la scena dicendole di essere ancor
più provocante, di togliersi lindumento con più
civetteria. Ma prima del ciak non le aveva detto proprio nulla.
Poi, è noto che Daniel Day Lewis, prima di girare, avesse
davvero fatto pratica di macellaio. A riprova di un grande lavoro
a monte precedente al film.
*Osvaldo Contenti è autore assieme a Renzo Rossellini del
libro-intervista "Chat room Roberto Rossellini" (Luca
Sossella editore), 160 p. 15 euro.
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Per approfondire:
->
vai al sito di
Raffaella Ponzo
-> vai a Palcoscenico,
il prortale dello spettacolo
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