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Sotto il cielo di Baghdad
Un documentario per la Pace
di Tommaso Casini

1275 avanti Cristo, fine del mese di aprile. Il faraone Ramses II marcia verso la valle del fiume Oronte per conquistare la città di Qadesh, una delle principali roccaforti ittite in Siria. E' alla testa di 20mila uomini e 200 carri. Il motivo del contendere sono i territori della Siria del Nord, l'avversario è il sovrano Muwatallish, capo di una coalizione che conta 10mila soldati di fanteria e oltre 3500 carri da guerra. E' lo scenario della famigerata battaglia di Qadesh. Come è noto dalle cronache solo egizie, la vittoria sarà schiacciante per il popolo del Nilo, se il faraone ne fece scolpire le scene sui muri del Ramesseo, a Tebe: ma andò veramente così?
Recenti studi hanno dimostrato che la verità fu nascosta dai vincitori e che fu sempre taciuta: il conflitto sotto la rocca di Qadesh, l'odierna Tel Nebi Mend, si concluse senza un vero vincitore, ma fu riportato dai cronisti al seguito dell'esercito egizio come una decisa vittoria di Ramesse II, e come tale fu celebrata. Non v'è dubbio che l'evento di Qadesh fu largamente documentato presso i contemporanei, registrato dagli scribi e conservato negli archivi degli stati contrapposti, ma dagli archivi ittiti, in Anatolia (Turchia), nulla è stato ritrovato. Infatti quanto oggi ci è dato di sapere ci giunge solo da fonti egiziane. Ramesse II ordinò che il bollettino di guerra venisse reso noto nei principali templi, così che oggi lo ritroviamo scolpito nei bassorilievi che ornano i templi di Abido e Luxor, del Ramesseo, di Karnak e di Abu Simbel. Il testo del bollettino, sobrio e conciso, è accompagnato da uno più descrittivo, dal carattere decisamente letterario, scritto dallo scriba Pentaur e, si pensa, dettato direttamente da Ramesse II. Il poema, che nei templi dove era rappresentato non figurava mai sulla stessa parete del bollettino di guerra, termina dicendo: "Il faraone compì grandi prodigi. Tutti coloro che gli si avvicinavano cadevano sotto i suoi colpi".
Ma allora chi vinse?

17 gennaio 1991 dopo Cristo. L'aviazione degli Stati Uniti, e quella degli alleati, cominciano gli attacchi aerei sull'Iraq dopo che il tiranno Saddam Hussein, da qualche mese, occupa militarmente una porzione di territorio dello stato petrolifero del Kuwait. E' la madre di tutte le battaglie. Dopo alcuni mesi di guerra, migliaia di morti civili e una rivolta soppressa nel sangue, il rais iracheno non cede il potere. Comincia un embargo contro quel paese, a causa del quale muoiono soprattutto vecchi e bambini. Continuano ancora oggi gli attacchi aerei.
Ma allora chi vinse?

Marzo 2003. Sono trascorsi 3278 anni dal trattato di pace di Qadesh tra egiziani e Ittiti, il più antico trattato scritto che sia pervenuto sino a noi, è conservato in un museo di Istanbul.
Sono trascorsi solo 58 anni dalla fine della II guerra mondiale dalla cui ecatombe è nato un organismo mondiale, con sede a New York, a cui spetta il compito di sanare con la diplomazia i conflitti tra gli Stati.
L'ultrapotenza americana, e la sua alleata Inghilterra, hanno ammassato più di 500mila soldati ai confini dell'Irak. George W. Bush e Tony Blair intendono, senza il consenso dell'ONU, disarmare con la guerra il paese tiranneggiato dal rais Saddam Hussein.

E' sereno il cielo sopra Baghdad. Il cielo è sacro, dicono gli abitanti, è una metafora della vita anche se da esso sono cadute, e potrebbero ancora cadere, le bombe "intelligenti".
Mario Balsamo e Stefano Scialotti, due registi italiani, nel novembre del 2002, si recano in Irak per riprendere i concerti di 20 musicisti della missione di pace ‘Il cielo sopra Baghdad’, poi l’accoglienza degli iracheni li convince a cambiare soggetto e raccontare la loro vita quotidiana”. 52 minuti, prodotti da Mauro Berardi per la Fondazione Cinema nel Presente, mostrano "la popolazione di Baghdad e il loro irriducibile desiderio di pace". Così, in apertura, una famiglia irachena guarda, per la prima volta, una registrazione dei bombardamenti del 1991, che trasformava "Desert Storm" in un videogame. Poi partite di calcio a piedi scalzi per le strade, cerimonie nuziali, il traffico del mercato, una bimba che chiede l’elemosina a Saddam City, uno dei quartieri più poveri della città da 12 anni sotto l’embargo e la minaccia costante di nuovi bombardamenti. Immagini della vita normale degli iracheni intrecciate con altre legate al passato che non vorremmo più vedere. Quelle di un ospedale dove i bambini muoiono di leucemia contaminati dall’uranio impoverito sganciato dagli aerei americani e quelle di un bunker bombardato mentre ospitava la popolazione civile. Più ironica e leggera, ma non per questo meno efficace, è la critica al regime del rais che emerge nelle inquadrature di una scuola in cui i piccoli alunni sono costretti dalla maestra a cantilenare: “Non abbiamo paura della guerra perché Saddam ci protegge”.

Saddam Hussein è un tiranno sanguinario che ha il culto di Stalin ed è ossessionato da ciò che penserà la gente tra 500 anni più che da ciò che pensa oggi. I suoi biografi dicono sia ammiratore della serie cinematografica Il Padrino e del Vecchio e il mare con Spencer Tracy. Due film in cui da un lato si esalta il mondo patriarcale - il cui tentativo di mantenerlo - conduce alla distruzione, alla tragedia e all'odio; dall'altro lato si esalta la resistenza di cui è capace un uomo che torna alla sua capanna senza il pesce, con le mani insanguinate e piene di tagli, esausto, ma felice interiormente, perché sa di aver vinto. Oppure Saddam si identifica con il pesce? Figura fantastica, dalla forza immensa che si rifiuta di accettare il proprio destino? Il pesce non riuscirà a portare a termine la sua lotta ma "non c'è panico nella sua lotta".

Nel documentario Sotto il cielo di Baghdad una maestra delle elementari chiede a un’alunna se ha paura degli americani. La bambina risponde: “Sì”. La maestra, paziente, replica: “No, noi non abbiamo paura degli americani, vero?”. La bambina: “Sì”. “E perché non abbiamo paura degli americani?”. La bambina tace e guarda con occhi perplessi la telecamera. Ancora la maestra: “Noi non abbiamo paura di loro perché noi abbiamo…”. “Saddam”, continua la bambina con un filo di voce e ancora meno convinzione.

Il volto perplesso e intimidito della bambina è l' immagine che conta.
Nelle guerre, in tutte le guerre, non vince nessuno. Perde la vita.





Sotto il cielo di Baghdad
(Italia, 2002)
Regia, fotografia e riprese:
Mario Balsamo
Stefano Scialotti
montaggio:
Paolo Maselli
musiche:
Pasquale Filastò
prodotto da:
Mauro Berardi
produzione:
Fondazione Cinema
nel presente
distribuzione:
Luna Rossa
Cinematografica
durata:

52'
 
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