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Intervista a Bertrand Tavernier
di Barbara Sorrentini
Quando Laissez Passer
è uscito in Francia la critica più accesa che Bertrand
Tavernier ha ricevuto dalla stampa del suo paese è quella
di aver realizzato unopera revisionista sulla Repubblica di
Vichy.
Siamo a Parigi nel 1942, durante loccupazione dei tedeschi.
In questo contesto storico Laissez Passer racconta la
storia di due personaggi realmente esistiti (e che hanno collaborato
alla sceneggiatura con le loro testimonianze e memorie) che gravitavano
intorno alla Continental, la Casa di Produzione cinematografica
controllata dalla Germania e fondata nel 1940 da Albert Greven.
I due protagonisti della storia sono Jean Devaivre (Jacques Gamblin),
che di mestiere faceva laiuto regista e scelse di lavorare
alla Continental come copertura al suo impegno politico nella Resistenza
e Jean Aurenche (Danis Podalydes), sceneggiatore e poeta corteggiato
dalla Continental ma che fece di tutto per stare lontano dai tedeschi
e la sua forma di Resistenza passava attraverso la scrittura. I
due personaggi erano stati accusati di collaborazionismo per la
loro vicinanza alla Continental e Tavernier ce li mostra anche nel
loro aspetto più umano e divertente, senza trascurare le
loro battaglie per la liberazione dai nazisti. Riesce davvero difficile
pensare Tavernier come un revisionista, la sua lunga carriera cinematografica
iniziata negli anni caldi (Lorologiaio di
Saint Paul è del 1973) e in certi casi militante (Legge
627, 91) lo rende un insospettabile.
Comè nata la sceneggiatura
del film e come avete lavorato a partire dalle testimonianze con
gli episodi veri e quelli nati dalla fantasia?
Era un soggetto che volevo fare da molto tempo, ma è solo
dopo aver incontrato due persone quasi per caso che mi sono reso
conto di avere tra le mani la storia di due destini appassionanti.
I due protagonisti sono due persone totalmente opposte in tutto,
persino nel rapporto con le donne, tranne che per lo spirito di
resistenza. Anche se la loro forma di resistenza è diversa
ma complementare.
Per quanto riguarda la creazione della sceneggiature abbiamo avuto
la necessità di sentire nelle testimonianze e nella personalità
della gente che cosa era veramente importante e che cosa bisognava
conservare ad ogni costo, a quel punto ho potuto trasformare il
resto.
Faccio un esempio: nel personaggio di Devaivre la cosa da conservare
assolutamente era il suo modo di tuffarsi nella resistenza senza
analizzare, ma seguendo il suo istinto senza alcuna ostentazione.
Nel testo ho aggiunto dei dubbi che lui non aveva, ho aggiunto un
rapporto di maggior tenerezza con sua moglie perché ho sentito
che in questo modo non avrei tradito chi era lui veramente. Devaivre
una volta mi ha raccontato che non aveva mai abbracciato sua moglie
e a me non interessava un uomo che non è capace di stringere
la sua donna tra le braccia per darle un po di calore o per
ricevere un po di conforto. A me piacciono gli uomini che
abbracciano le proprie donne e quindi ho aggiunto questo particolare;
penso di non aver tradito il personaggio, anzi credo di avergli
dato qualcosa che lo ha reso più vicino al pubblico.
Comè avvenuta la ricostruzione della Parigi anni
40?
E stato un lavoro enorme. Ho letto molto e ho ascoltato la
gente che aveva vissuto in quellepoca. Tra questi anche il
mio co-sceneggiatore Jean Cosmos che allora aveva 20 anni e mi ha
dato dei dettagli così concreti e precisi che mi ha fatto
sognare, mi ha ispirato profondamente e sono riuscito a far sì
che la macchina da presa fosse contemporanea ai sentimenti dei personaggi,
non volevo che la macchina li guardasse come dei personaggi storici,
ma volevo che fosse anche lei nel 42. Uno dei più bei
complimenti che ho ricevuto è stato quello di una giovane
spettatrice di 20 anni, in una cittadina della provincia francese,
che mi ha detto di aver avuto limpressione di essere stata
paracadutata in quellepoca.
Ho dovuto compiere delle scelte estetiche tra cui per esempio quella
di ricostruire tutte le strade di Parigi: allepoca Parigi
era una città molto buia, a causa dei bombardamenti le luci
non potavano essere tenute accese né per le strade né
dalle finestre delle case e poi era una città molto silenziosa,
non cera la benzina e quindi non potevo girare in una strada
di oggi, piena di macchine. E poi volevo girare in presa diretta,
senza doppiare il film. Io sono totalmente contrario al doppiaggio,
so che non dovrei dirlo in Italia ma tutti i miei film sono girati
in presa diretta.
In Laissez-Passer ci sono molti momenti che tendono alla comicità,
supportati dalla bravura degli attori. Perché la scelta di
questa direzione in un film che tratta un tema non molto felice
della storia francese (e mondiale)?
Sono molto contento di questa domanda, perché per me questa
è stata lambizione principale del film, non volevo
che fosse semplicemente un nuovo film sul collaborazionismo ma volevo
che, come Auranche, dimostrasse un lato insolito e involontariamente
comico e che effettivamente esisteva, volevo dare questo tono al
film che nello stesso tempo presenta dei momenti da commedia e delle
scene drammatiche. Cerano dei personaggi, a quellepoca,
che avevano una straordinaria forza comica, come Richebè
che confonde il busto di Hitler con quello di Mussolini e che arriva
a pensare che Greven tenga il busto di Mussolini nel suo studio.
E questo è un dettaglio che ho letto nel suo libro di memorie;
un dignitario tedesco con il busto di Mussolini, trovo che sia davvero
esilarante! Ma lui era ridicolo anche per come parlava: ora non
so come sia stato tradotto nel doppiaggio in italiano, ma è
un personaggio che non riesce a dire una frase normale, storpia
le parole, le scambia una con laltra e deforma tutti i proverbi.
Spero che si capisca anche nelle altre lingue, perché nella
versione francese parla davvero incomprensibile, misterioso e divertente.
Richebè era una persona che scambiava una parola con laltra
e ne inventava di nuove quando non sapeva cosa mettere in mezzo
ad una frase. Per esempio diceva: Siamo minacciati dal piede
di Damocle e non dalla spada di Damocle. E poi larabo
e il corso; esiste un proverbio in Francia che dice: Non
bisogna mai avere un dito tra il tronco e la scorza e lui
diceva: tra larabo e il corso.
Il cinema della Continental: quali erano i film, le tematiche,
lestetica e lo stile?
Cera ogni genere di film alla Continental. Come nei grandi
studi dellepoca e le major contemporanee. Alcuni film erano
davvero molto ambiziosi e straordinari, come per esempio i film
di Cluzot. Altri erano dei divertissement intelligenti, oppure film
polizieschi come Le dernier dessis con Pierre Frenet.
Altri invece erano completamente idioti, un po come quello
che cè nel mio film quando viene rappresentata la scena
di Tino Rossi che canta con tutte quelle ballerine molto svestite
per lepoca, quasi in sottoveste, che cantano canzoni terribili
e la sceneggiatura del film è piena di imbecillità.
Ma cè anche un numero consistente di film molto interessanti:
tra i 34 film prodotti dalla Continental ce ne saranno 15 o 18 molto
ambiziosi; si tratta di adattamenti di opere di Maupassant, Zola
o di sceneggiature originali scritte da autori di talento. E poi
ci sono quelli tratti da Simenon che aveva venduto i diritti di
6 libri alla Continental. Uno è un film formidabile Les
inconnus dans la maison.
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