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Visti a Locarno
di Barbara Sorrentini
GERRY - di
Gus Van Sant
Gerry, il nuovo film di
Gus Van Sant, è un film sullamicizia ma è anche
molto di più. Il regista americano, che a quasi cinquantanni
ha nel suo curriculum sia film di taglio indipendente e innovativo
come Belli e Dannati o My private Idaho,
sia film un po più hollywoodiani come Will Hunting-Genio
Ribelle, Da morire o Scoprendo Forrester,
in Gerry si sbizzarrisce con la ricerca estetica e simbolica.
Il film comincia con un lunghissimo piano sequenza di una macchina
che viaggia su un nastro di strada in mezzo ad una spianata brulla
e deserta, allinterno ci sono due personaggi che si chiamano
tutti e due Gerry (Matt Damon e Casey Affleck). Quando la strada
finisce, e così anche il piano sequenza, i due ragazzi lasciano
la macchina e proseguono a piedi. Allinizio il loro peregrinare
è spensierato come in una gita tra le montagne, poco a poco
i due si perdono e il tutto diventa faticoso e inquietante. Il paesaggio
è ostico, arido e con il cielo plumbeo; la musica di Arvo
Part sottolinea latmosfera disorientante. Ogni secondo che
passa in quel luogo si trasforma in una lotta per la sopravvivenza,
nella quale subentra lamnesia e lo smarrimento fino al delirio.
Gus Van Sant mostra il paesaggio in tutti i suoi cambiamenti e mostra
le due figure umane in una ricerca estetica, nel loro rapporto con
ciò che offre il luogo intorno.
Pochi dialoghi e spesso assurdi. Lespressione è lasciata
ai volti dei due attori e ai mutamenti del luogo che comunica attraverso
luci e ombre, picchi e spianate.
Il film può anche essere letto come una grande metafora del
percorso di crescita, la quantità di simboli chiari, che
spesso hanno un effetto teatrale, si possono leggere come un archetipo:
la natura che rende liberi e proprio per questo ha bisogno di un
livello più alto di attenzione perché può diventare
implacabile. Così come il percorso, lattraversamento
di un cammino che rende più forti, ci mostra la linea dombra
che separa il passato dal presente. Assistiamo alla rottura, allabbandono
e al superamento di ciò che cè stato prima.
E tutto questo passa attraverso la perdita di memoria, lamnesia,
la confusione e la visione.
Gerry è un film da analizzare, interpretare e
studiare per la sua ricerca tecnica e pittorica e come molti altri
film estremi lo si accetta o lo si rifiuta.
Gus Van Sant ha voluto realizzare questo film perché era
necessario, lo ha fatto con una stretta cerchia di amici che avvertivano
la stessa urgenza e ha girato le scene (solo esterni nelle zone
desertiche degli Stati Uniti e dellArgentina) in venticinque
giorni di riprese a costi contenuti.
La produzione indipendente di Gerry ha permesso al regista
di costruire un film senza mezzi termini che rifiuta e sconvolge
gli schemi hollywoodiani.
TAN DE REPENTE
- di Diego Lerman
Ecco un altro film argentino prodotto
da Lita Stantic, madrina indipendente di film interessanti e innovativi
come La Cienaga di Lucrecia Martel, Mondo Grua
di Pablo Trapero e Un Oso Rojo di Israel Adrien Caetano
(passato al Festival di Cannes 2002). Sono tutti registi abbastanza
giovani che attraverso le loro storie mostrano uno spaccato della
società di Buenos Aires: chi tramite le giornate dei lavoratori
del porto, chi attraverso la noia giovanile, chi con la dura vita
del carcere e quello che significa ritornare alla vita normale.
Diego Lerman con Tan de repente ha scelto di usare come
traccia per la sceneggiatura La prueba di César
Aira, il racconto di uno scrittore contemporaneo argentino da cui
il regista aveva precedentemente tratto un cortometraggio. La storia
è quella di Mao e Lenin, due ragazze punk che vivono di stenti.
Un giorno le due randa abbordano per la strada Marcia,
una grassottella commessa campagnola di un negozio di biancheria
intima, e la convincono a seguirla nei loro vagabondaggi. Il loro
peregrinare porta le tre ragazze al mare, a casa di una prozia di
Lenin che affitta le sue stanze a due bizzarri personaggi: una pittrice
e uno studente. Intanto Mao e Marcia hanno una storia damore
e in questa casa piena di ricordi argentini lincontro
tra le diverse persone riunite costringerà tutti ad un cambiamento
delle proprie abitudini. Tan de repente è stato
girato in un bianco e nero sgranato e, per quanto la storia sia
trattata con leggerezza e in certi momenti con comicità,
la scelta di non utilizzare i colori dona al film latmosfera
di un passato che lArgentina non vuole (e non deve) dimenticare.
Non ci sono riferimenti espliciti al periodo della dittatura militare,
ma nel film manca proprio quella generazione desaparecida, le ragazze
non hanno i genitori e la vecchia zia è molto combattiva.
Ci sono i figli, anzi le figlie, ci sono le nonne, ma
non ci sono mai i genitori (e non credo che sia casuale ).
Prima di arrivare alla realizzazione di Tan de repente
Diego Lerman ha fatto lattore e come regista ha prodotto sei
cortometraggi. Il successo ottenuto con La prueba gli
ha permesso di allungare il film. Il cortometraggio era stato girato
tre anni fa in Super 8; cominciava per strada quando Mao e Lenin
abbordano Marcia e terminava con il loro arrivo al mare. Le stesse
scene sono state poi rigirate per il lungometraggio, con le stesse
attrici ma in modo meno sperimentale. Tutto quello che è
stato aggiunto dopo ha anche una matrice biografica: molti degli
aneddoti che sono stati riportati nel film appartengono alle storie
che Diego Lerman ha raccolto tra gli amici. E il personaggio della
prozia è stato aggiunto dopo la morte della nonna del regista.
Per quanto riguarda la scelta di girare soltanto con delle donne
(cè solo un uomo nel film), lo stesso Lerman non sa
darsi una risposta, ma se durante una ripresa girata per la strada
passava un uomo si doveva ripetere la scena.
Tan de repente ha vinto un Pardo dArgento
e una Menzione Speciale per tutto il cast.
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Una immagine da "Gerry"
e Gus Van Sant alla
macchina da presa



Fotogrammi da
"Tan de repente" |