Altrocinema

Cartoline da Cannes 2004 - 57° Edizione 12-23 maggio

Per gentile concessione
di Barbara Sorrentini
  12 maggio
I lavoratori intermittenti non si sono ancora visti, ma in base alle loro promesse è probabile che al momento dell’apertura del festival e nei prossimi giorni faranno sentire la loro richiesta al governo di ripristinare il sussidio per gli artisti disoccupati. Intanto Cannes si sta preparando per accogliere Pedro Almodovar con il suo film “La Mala Educacion” che con il suo stile dissacrante mostra l’infanzia in un seminario di preti pedofili. Tra i 1000 poliziotti disseminati sulla Croisette, i 4000 giornalisti accreditati e le centinaia di appassionati, la 57esima edizione del festival si annuncia con un programma ricco. Dopo la vittoria di Gus Van Sant dell’anno scorso l’America si presenta con un film già considerato scomodo: “Fahrenheit 9/11” di Michael Moore, sui presunti legami in affari tra Bush e Bin Laden è in concorso insieme ad Emir Kusturica, Wong Kar Wai, Walter Salles e i Fratelli Coen. L’Italia sarà presente con un solo film in concorso “Le conseguenze dell’amore” di Paolo Sorrentino e con Castellitto e Martone nelle sezioni parallele.
Fuori Concorso l’Iliade nella versione hollywoodiana di “Troy” e un nuovo film di Godard con l’ambizione di una Divina Commedia dei giorni nostri.

 
13 maggio
Religione, pedofilia ed omosessualità. Questi i temi che hanno inaugurato ieri sera il Festival di Cannes con il film “La Mala Educacion” di Pedro Almodovar. Un film maturo, con tracce autobiografiche e citazioni dai film precedenti del regista spagnolo. E’ la storia di due ragazzini cresciuti con i preti, che si ritrovano da grandi e diventano amanti, uno dei due da piccolo è stato seviziato dal prete e da adulto vuole essere donna. “Ma non è un film contro la Chiesa -dice Almodovar- perché la Chiesa è il maggior nemico di se stessa”. Anche Pedro ha studiato dai preti, ma presto è diventato ateo. Felice di aver inaugurato un Festival come quello di Cannes, Almodovar ha portato un film pieno di colpi di scena, di ironia dissacrante e di amore per la bellezza di cose e persone.
Oggi comincia il concorso con un film giapponese in gara, mentre i lavoratori dello spettacolo, i cosiddetti intermittenti, hanno ottenuto tutti gli appuntamenti richiesti per far sentire le loro rivendicazioni. Il primo si è svolto ieri sera mentre sfilavano i divi sul tappeto rosso.

 
14 maggio
L’Italia rappresenta la Mafia e Hollywood si ispira alla mitologia greca.
Si chiama “Le conseguenze dell’amore” il film italiano in concorso a Cannes che racconta la vita noiosa di un uomo d’affari rinchiuso in una stanza d’albergo, senza amici e paralizzato dal proprio mutismo. L’esistenza di Titta di Girolamo, questo è il nome del personaggio misterioso, è costantemente accompagnata dallo spettro di Cosa Nostra e dalle vendette della Mafia. “Ho voluto esplorare un aspetto di cui si parla troppo poco -ha detto il regista napoletano Paolo Sorrentino - tant’è che nel protagonista del film ci si può anche identificare”.
Fuori Concorso si è visto “Troy”, ossia l’Iliade tradotta da Hollywood. Il valoroso Achille, con il volto docile di Brad Pitt, è un mostro di cattiveria e la guerra tra greci e troiani è feroce. Ma sul film aleggia una speranza di pace, ripetuta all’infinito dagli eroi americanizzati conosciuti sui libri di scuola. Grandi effetti visivi, scene di combattimento in armatura e cifre indefinite di navi sul mare. Non mancano le licenze poetiche e il grido di battaglia è “For Troy!”.
   


15 maggio
Dopo le due Palme d’Oro ricevute qui a Cannes, una nell’85 con “Papà è in viaggio d’affari” e l’altra dieci anni dopo con “Underground”, Emir Kusturica ritorna sulla Croisette con un nuovo film in concorso. “La vita è un miracolo”, questo è il titolo, è ancora ambientato durante la guerra della ex Yugoslavia. Al centro della storia c’è una famiglia che si disperde con l’inizio della guerra. A casa resta solo il marito a cui viene consegnata una ragazza serba da scambiare con il figlio prigioniero al di là della Drina. E i due si innamorano. Con questo film il regista serbo-bosniaco ritorna alle ferite del suo paese cercando di rimarginarle attraverso una storia d’amore shakespiriana tra due di fazioni nemiche. Anche qui c’è molta immaginazione, poesia e simboli ricorrenti, come quello di un’asina innamorata che tenta il suicidio. E’ attraverso di lei che passa tutto il dolore di una terra divisa.
Oggi ci sarà il secondo appuntamento concordato con i lavoratori intermittenti: alle 15 sfileranno in corteo sul lungomare di Cannes.

   
15 maggio pomeriggio
Alle 14 erano già sulla spiaggia con i loro striscioni: “Senza intermittenti niente spettacoli viventi” e “Pubblico svegliati!”, tra i bagnanti stupiti, solidali o infastiditi. Così hanno cominciato la loro protesta i lavoratori dello spettacolo: qualcuno con il naso rosso da clown, altri con un palloncino sotto la maglia imitando le donne incinte senza sussidio di maternità. Poi parte il corteo, sfila sulla Croisette tra le giostre, i baracchini e i turisti del week-end. Per terminare di fronte al Palais del Cinema sotto lo sguardo vigile e minaccioso dei poliziotti. I loro slogan chiedono al governo di negoziare e di abrogare il progetto del Ministro della Cultura, come spiega questo studente della Sorbona: “Il protocollo del governo sugli intermittenti è un atto che uccide la cultura francese, è un atto che colpirà per anni la possibilità di sbocco per tutti coloro che si affacceranno nel mondo della letteratura, del cinema. Vogliamo difendere quelli che sono meno difesi da questo governo”.
Sul lungomare compare a sorpresa Michael Moore circondato dalle guardie del corpo. “Per portare sostegno alla lotta degli intermittenti e ai loro diritti” ha detto il regista di “Bowling for Colombine”: “Il lavoro è un diritto, avere un salario di sussistenza è un diritto umano, è una questione di diritti umani la vostra. Grazie per essere qui oggi, sono orgoglioso come americano di lottare con voi, di sostenere i lavoratori come voi”.
Michael Moore era l’unico presente, ma altri cineasti hanno mandato una lettera di sostegno.

 
17 maggio
Guerra al cinema, guerra in tv, guerra nel Far West, guerra mondiale, guerra in bianco e nero, guerra in technicolor: questa è la “Nostra Musica” secondo Jean Luc Godard. Il regista più intellettuale d’Europa torna a Cannes con un film-saggio sui nostri tempi. E’ diviso in tre canti, come la Divina Commedia, ma di divino non ha niente. E’ tutto molto umano, l’inferno inflitto dagli uomini, il purgatorio girato in Bosnia e il paradiso immerso tra ruscelli e foreste. Implacabile, riflessivo e con poche speranze, perché la pace arriva dopo la morte.
Se nel ’68, a maggio, Godard chiedeva ai registi presenti al festival di interrompere il concorso in solidarietà con le proteste operaie fuori dal Palais, nel 2004 decide di condividere la sua conferenza stampa (che sarà martedì) con i lavoratori intermittenti. Oggi ancora più arrabbiati dopo le cariche della polizia alla manifestazione pacifica di sabato pomeriggio.

 
18 maggio
“Fahrenheit 9/11”, ovvero il grado di calore che gira intorno all’11 settembre. Più o meno è questo il senso del nuovo film di Michael Moore, presentato oggi a Cannes nelle 3 proiezioni più affollate del festival. Il regista più militante d’America e accusato di propaganda pre elettorale ha presentato un documentario che svela alla gente del suo paese come Bush ha rubato i voti nel 2000, quanto ha protetto la famiglia Bin Laden dopo gli attentati a New York e in che affari i due presidenti delle guerre del Golfo erano immischiati con gli sceicchi sauditi e i Bin Laden. In due ore di film scorrono immagini di repertorio e tv che mostrano Bush Jr. in vacanza o con il popolo, montate tra loro con molta ironia e alle confessioni di uomini della CIA e dell’FBI. Tra i temi toccati da Moore c’è la campagna esagerata contro il terrorismo, gli spot per la difesa fai-da-te e i soldati arruolati tra i ragazzi per strada. Poi compare l’Iraq, una donna che chiede aiuto ad Allah e i marines che bombardano ascoltando musica heavy metal. E ancora, le madri che hanno perso i figli in guerra e ora odiano Bush. Infine, una domanda ai politici: “Perché a combattere non ci mandate i vostri figli?”
   
19 maggio
Jean Luc Godard ha mantenuto la sua promessa, ecco infatti Olivier Derousseau, un intermittente, seduto al tavolo con il regista e tutto il cast di “Notre musique”. E’ lui a parlare per primo e legge il comunicato del coordinamento dei lavori dello spettacolo: “Siamo artisti e tecnici, lottiamo per non far morire la cultura. Siamo precari, come tutti gli emarginati di questo mondo”, continua Derousseau. Dopo un cenno di assenso prende la parola Godard e spiega che nel suo film ha scelto attori di lingue diverse perché ognuno di loro porta con sé un bagaglio culturale da far conoscere. “Sono andato a girare in Bosnia perché non ci va più nessuno e volevo vedere che cosa succede là”, ha detto il regista svizzero. Ci sono anche i riferimenti al conflitto israelo-palestinese per non dimenticare le nostre responsabilità. In un festival che si sta dimostrando sempre più attento ai temi politici e sociali, Tony Gatlif ha presentato il suo film in concorso. Si chiama “Exils” e racconta di una giovane coppia di immigrati che attraversa la Francia e la Spagna per andare in Algeria a cercare le proprie radici e scoprire che sono stranieri ovunque.

 
20 maggio
Ernesto Che Guevara rivive sullo schermo. Ne “I diari della motocicletta” di Walter Salles il Che ha 23 anni e il volto dell’attore Gael Garcia Bernal. Era il ’52 quando insieme al compagno Alberto Granado viaggiava per il Latino America sulla fedele moto la Poderosa. Tratto dai loro di viaggio il film descrive la scoperta di un mondo indigeno e di una popolazione india fino ad ora ai due sconosciuta. I paesaggi innevati delle Ande, le miniere di rame e la povertà in Cile, l’antica civiltà del Macchu Picchu e un lebbrosario in Amazzonia: questi sono alcuni dei luoghi visitati dal Che prima della rivoluzione e la rivelazione di un mondo più debole. Alla fine del film compare lo sguardo malinconico di Alberto Granado, 80 anni, medico all’Avana e grande amico del Che. E’ qui a Cannes e c’è anche Michelangelo Antonioni, 92 anni, maestro del cinema dell’incomunicabilità. Ha portato il suo cortometraggio “Lo sguardo di Michelangelo” e come al Mosè di Buonarroti gli manca solo la parola.

 


22 maggio
E’ finito ieri il concorso di Cannes e questa sera verrà consegnata la Palma d’Oro. Il verdetto è imprevedibile, sia per la mancanza di capolavori, che per la varietà di temi usciti dalla competizione ufficiale. A rendere ancora più enigmatico il risultato finale è la presenza del regista Quentin Tarantino come Presidente della Giuria. Tra i film favoriti c’è “2046”, del regista cinese Wong Kar Wai. La data del titolo rappresenta un luogo della memoria, dove il futuro diventa passato e i ricordi prendono vita per l’eternità. Lo scrittore protagonista si trova a rivivere le proprie storie d’amore con donne diverse, senza poter mai cambiare nulla. Atmosfere soffuse dai colori forti, eleganza e perfezione dei quadri tipiche del regista, già vincitore di un premio nel 2000 con “In the mood for love”. Freddo ed estraniante “2046” non ha deluso le aspettative. Tra i film applauditi ci sono anche “I diari della motocicletta” con il viaggio di Che Guevara e “Fahrenheit 9/11” di Michael Moore, che oltre ad aver sostenuto la lotta degli intermittenti ha messo in crisi la Giuria: un premio al film potrebbe essere letto come propaganda, l’indifferenza come censura.


 
22 maggio sera
E’ una palma per la pace, contro le menzogne, la corruzione e la manipolazione dell’opinione pubblica. Michael Moore pensa ai morti in Iraq mentre riceve il premio più importante del Festival di Cannes per il suo documentario “Fahrenheit 9/11”. “Qualcuno ha voluto nascondere la verità -ha detto il regista americano con le lacrime agli occhi- e con questo premio ora potremo riportarla a galla”. Il Presidente della Giuria Quentin Tarantino ha voluto onorare il cinema attivista, in grado, forse, di orientare il voto negli Stati Uniti verso una vera democrazia. Anche la Camera d’Or è andata al cinema impegnato: “Or” è un film israeliano e la regista Karen Yedaya si è commossa per la situazione palestinese, dichiarando il suo lavoro in direzione della pace. Grande successo del cinema orientale: Giappone, Thailandia, Cina e Corea del Sud si sono suddivisi i Premi della Giuria e quelli per gli attori. La miglior regia è quella di Tony Gatlif con “Exils”, storia di due immigrati algerini senza patria. Infine, la regista e attrice francese Agnes Jaoui ha scritto la miglior sceneggiatura per il divertente “Comme une image”.

 
23 maggio
Per amore del cinema ha vinto la politica. Una politica attiva, che si mescola con l’arte. Lo dimostra questa Palma d’Oro ad un documentario di contro informazione. Un’edizione accompagnata dalle manifestazioni dei lavoratori precari dello spettacolo, che lo stesso Michael Moore ha sostenuto a gran voce. Il festival 2004 ha messo sullo schermo molte opere che guardano ai conflitti di ieri e di oggi: il Medio Oriente, la ex Yugoslavia, la dittatura in Cile o la Prima Guerra Mondiale. In più occasioni i registi e gli attori di varie provenienze hanno rivendicato il potere del cinema per cambiare le cose. Il Presidente della Giuria Quentin Tarantino ha sottolineato che Michael Moore è stato premiato per un bel film: “questo è cinema, non solo politica”. Con “Fahrenheit 9/11” Moore rivendica il patriottismo che lo ha portato a fare questo film, perché vuole ricostruire l’America avvilita nei suoi valori fondamentali dal clan Bush.
Impronta forte anche per gli altri premi importanti suddivisi tra Thailandia, Cina, Giappone e Corea del Sud.
 

Strumenti
Archivio articoli
Forum

Blog
Links

Mailing list
.
Nome:
Email: 
Iscrivimi   
Cancellami

Ricerca:






AltreTV
Telestreet
NoWar TV
Iride TV
Atlantide TV
Global TV
Emi.li TV
Oasi TV