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Collateral |
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| di Barbara
Sorrentini |
| Con “Collateral”
l’occhio di Michael Mann ritorna a Los Angeles tra le
strade notturne della città, in un’atmosfera che
sembra uscita dalle pagine di James Ellroy ma con un po’
di magia in più. E il regista ritorna anche al poliziesco,
così come aveva fatto per le sceneggiature degli episodi
di Starsky e Hutch o con l’investimento come produttore
per la serie televisiva “Miami Vice” da cui ora
sta realizzando un film. Tutt’altro genere qui rispetto
a “The Insider” o “Alì”, ma siamo
forse più vicini a “Heat-La Sfida”, dove
Pacino e De Niro erano coinvolti in un interminabile inseguimento.
In “Collateral” c’è Tom Cruise, killer
spietato che in una sola notte deve far fuori 5 obiettivi, esclusivamente
per denaro. Nella sua impresa si fa trasportare da un taxista,
Jamie Foxx, lautamente pagato per il lavoretto e che ci mette
un po’ a capire in che effetto collaterale si è
infilato. Il resto del film è puro paesaggio e puro mood:
la notte ripresa in digitale, la città vista dall’alto,
i coyote che attraversano la strada “un po’ -ha
detto Mann- come Deserto Rosso di Antonioni, in cui il paesaggio
riflette la solitudine del protagonista”. Vincent/Tom
Cruise è un uomo dal passato tristissimo e che ammazza
a sangue freddo. Impassibile con il suo vestito grigio, i capelli
d’argento e in difficoltà di fronte alla verità
umana del nero Jamie Foxx. |
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