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Il trailer del documentario

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I nuovi gladiatori

In un documentario di Max Chicco i sogni, le delusioni e la lotta per la ricerca di un posto di lavoro di un gruppo di giovani ingegneri, figli di quella generazione di emigranti dal sud Italia degli anni '50 e '60, che hanno costruito la forza economica di Torino e di tante altre città del Nord.
intervista di Max Franceschini
Come nasce l'idea di "I nuovi gladiatori"?
Alla fine del 2003 dopo qualche anno lontano dalla produzione di documentari sociali, ho lavorato per qualche tempo a New York per la Rai, ho pensato di tornare a produrre e realizzare un documentario che raccontasse la vita dei giovani che stanno per intraprendere il difficile viaggio nel mondo del lavoro.
Avevo in precedenza girato una storia sugli ex-impiegati Fiat in casa integrazione, ora volevo raccontare la realtà dei giovani ingegneri.
L’accezione comune è chi fa’ ingegneria ha il posto fisso assicurato appena uscito dall’Università, questa cosa non è più vera. Oggi anche loro sono costretti a cambiare lavoro, cercarlo con fatica se non si è usciti con un voto altissimo.
Ecco: i miei giovani gladiatori erano gli ingegneri!…gladiatori nell’arena della vita.

In che modo hai preparato la raccolta delle testimonianze? Hai svolto un lavoro preliminare con i tuoi intervistati?
La preparazione è avvenuta in due fasi ben distinte: la prima era quella di individuare i personaggi, cioè coloro che mi avrebbero raccontato la loro vita. Assieme al mio collaboratore e amico Alessio Fava, ne abbiamo individuati una decina.
La seconda fase era quella di trovare del materiale di repertorio sul mondo del lavoro. Non volevo fare soltanto un reportage di interviste, ma desideravo creare un parallelismo tra i giovani ingegneri e i loro “padri” che anni prima erano venuti al nord per cercare lavoro.
In fondo anche dopo quarant’anni, questi “giovani gladiatori” sono costretti a lasciare la loro città per cercare un lavoro che li soddisfi. Il parallelismo funzionava: i genitori di questi ingegneri erano coloro che durante il boom economico lasciarono il sud con le valigie di cartone e vennero qui al nord a cercare di sopravvivere….
Per quanto riguarda le interviste, ho cercato di farmi raccontare più che altro le aspettative e le speranze di questi giovani, che poi erano simili a quelle che i loro genitori avevano quando si trasferivano al nord!

Nel documentario alterni alle testimonianze dei giovani immagini storiche d'archivio, che funzione hanno avuto nella scrittura del tuo lavoro?
E’ stata l’idea, credo, vincente del documentario, subito sottoposta all’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico che mi ha dato a disposizione i propri archivi per cercare, analizzare e raccontare questo parallelismo: da una parte gli emigranti che dal sud vennero al nord con le valigie di cartone e questi giovani di belle speranze che si trovano ad affrontare per la prima volta il problema del lavoro dopo anni di studio e sacrifici.Il documentario parla della realtà torinese, ma è senza dubbio uguale a qualsiasi altra città industriale.

Qual'è per te il senso della parola "precarietà"?
Della precarietà ne ho fatto un motivo di vita! Nel senso che il mio lavoro più precario di così… Il lavoro del regista, “del raccontatore di storie” è un lavoro che si deve inventare ogni giorno, forse la sua bellezza è proprio nella sua precarietà… quindi quando un ragazzo di trent’anni che esce dopo sette anni di studio e crede ancora nel posto fisso, penso tra me che ne deve fare ancora tanta di strada… E’ una realtà dura, è nel vero senso della parola un’arena…

Pensi di proseguire ancora nella documentazione di questi processi sociali? Stai progettando altri lavori?
Dieci anni fa ho partecipato a un corso di video documentazione sociale di Daniele Segre, in quell’occasione ho imparato a lavorare, poi mi sono trasferito a New York e lì ho partecipato a un master in filmmaking….due esperienze così diverse ma che mi hanno dato l’opportunità di capire e imparare a raccontare delle storie, ad avere un certo senso della sintesi filmica (soprattutto per il documentario sociale), e una visione creativa…una storia la puoi raccontare in diversi modi, bisogna trovare quello più originale per far capire meglio il tema che si vuole trattare.
Faccio un esempio concreto: Michael Moore ha raccontato il problema delle armi negli Stati Uniti attraverso le parole di una famiglia borghese tipica americana, esemplificando bene il disagio e la violenza insita nella società americana con il film Bowling for Colombine; ha poi raccontato il rapporto tra Bush e la famiglia Saudita nel suo film Fahrenheit 911 mettendo però in luce più che altro il disastro politico di Bush senza però entrare all’interno della società americana che forse meglio spiegava questo disastro politico.
Infatti secondo me il suo Fahrenheit 911 è meno “intimo” rispetto ai suoi precedenti: Roger & Me, Bowling for Columbine.
Questo vuol dire che una qualsiasi storia la si può raccontare in diversi modi e con diverse modalità narrative, basta trovare il modus giusto!
Fare documentazione sociale ti fa capire come sta andando il mondo…amo raccontare storie che parlano di vita vissuta, ma anche la fiction è un terreno che amerei percorrere. Ora sono alle prese con la distribuzione di un altro documentario dal titolo “Volevano portarci via le stelle” la storia di una ex deportata politica nel lager di Bolzano, una storia cruda.
E poi da poco tempo è on line il mio sito www.meibi.it con tutte le mie produzioni. C’è sempre molto lavoro, molte idee e poco pochissimo tempo…

I NUOVI GLADIATORI
Produzione: Meibi Produzioni Audiovisive
Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico
Regia: Max Chicco

Sette storie di ordinaria quotidianità.
I Nuovi Gladiatori sono coloro che combattono per affermarsi nel mondo del lavoro.
Sette interviste da altrettanti ingegneri che hanno appena terminato gli studi (alcuni al loro primo impiego) e sono alla ricerca del posto fisso.
Sette giovani che hanno un sogno: sentirsi realizzati nella vita, ma che capiscono, una volta usciti dal Politecnico, che il mondo fuori è ben diverso da come è stato presentato.
Alternata alle sette storie vi è un “viaggio” nell’Italia del boom, in quell’Italia che ha creato ricchezza, ma anche sfruttamento e dolore.
Grazie al materiale di repertorio messo a disposizione dell’Archivio Audiovisivo del movimento operaio e democratico di Roma, lo spettatore avrà la possibilità di tornare con la memoria indietro nel tempo, rivivere momenti che ora sembrano lontani nel tempo, capendo che, dopotutto, la situazione sociale di oggi non è tanto diversa da quella di allora.
Appunto, questi nostri Nuovi Gladiatori devono combattere, devono presentarsi forti e preparati nell’arena della vita…


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