Come
nasce l'idea di "I nuovi gladiatori"?
Alla fine del 2003 dopo qualche anno lontano dalla produzione
di documentari sociali, ho lavorato per qualche tempo a New
York per la Rai, ho pensato di tornare a produrre e realizzare
un documentario che raccontasse la vita dei giovani che stanno
per intraprendere il difficile viaggio nel mondo del lavoro.
Avevo in precedenza girato una storia sugli ex-impiegati Fiat
in casa integrazione, ora volevo raccontare la realtà
dei giovani ingegneri.
L’accezione comune è chi fa’ ingegneria ha
il posto fisso assicurato appena uscito dall’Università,
questa cosa non è più vera. Oggi anche loro sono
costretti a cambiare lavoro, cercarlo con fatica se non si è
usciti con un voto altissimo.
Ecco: i miei giovani gladiatori erano gli ingegneri!…gladiatori
nell’arena della vita.
In che modo hai preparato la raccolta delle testimonianze?
Hai svolto un lavoro preliminare con i tuoi intervistati?
La preparazione è avvenuta in due fasi ben distinte:
la prima era quella di individuare i personaggi, cioè
coloro che mi avrebbero raccontato la loro vita. Assieme al
mio collaboratore e amico Alessio Fava, ne abbiamo individuati
una decina.
La seconda fase era quella di trovare del materiale di repertorio
sul mondo del lavoro. Non volevo fare soltanto un reportage
di interviste, ma desideravo creare un parallelismo tra i giovani
ingegneri e i loro “padri” che anni prima erano
venuti al nord per cercare lavoro.
In fondo anche dopo quarant’anni, questi “giovani
gladiatori” sono costretti a lasciare la loro città
per cercare un lavoro che li soddisfi. Il parallelismo funzionava:
i genitori di questi ingegneri erano coloro che durante il boom
economico lasciarono il sud con le valigie di cartone e vennero
qui al nord a cercare di sopravvivere….
Per quanto riguarda le interviste, ho cercato di farmi raccontare
più che altro le aspettative e le speranze di questi
giovani, che poi erano simili a quelle che i loro genitori avevano
quando si trasferivano al nord!
Nel documentario alterni alle testimonianze dei giovani
immagini storiche d'archivio, che funzione hanno avuto nella
scrittura del tuo lavoro?
E’ stata l’idea, credo, vincente del documentario,
subito sottoposta all’Archivio
Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico che
mi ha dato a disposizione i propri archivi per cercare, analizzare
e raccontare questo parallelismo: da una parte gli emigranti
che dal sud vennero al nord con le valigie di cartone e questi
giovani di belle speranze che si trovano ad affrontare per la
prima volta il problema del lavoro dopo anni di studio e sacrifici.Il
documentario parla della realtà torinese, ma è
senza dubbio uguale a qualsiasi altra città industriale.
Qual'è per te il senso della parola "precarietà"?
Della precarietà ne ho fatto un motivo di vita! Nel senso
che il mio lavoro più precario di così…
Il lavoro del regista, “del raccontatore di storie”
è un lavoro che si deve inventare ogni giorno, forse
la sua bellezza è proprio nella sua precarietà…
quindi quando un ragazzo di trent’anni che esce dopo sette
anni di studio e crede ancora nel posto fisso, penso tra me
che ne deve fare ancora tanta di strada… E’ una
realtà dura, è nel vero senso della parola un’arena…
Pensi di proseguire ancora nella documentazione di
questi processi sociali? Stai progettando altri lavori?
Dieci anni fa ho partecipato a un corso di video documentazione
sociale di Daniele Segre, in quell’occasione ho imparato
a lavorare, poi mi sono trasferito a New York e lì
ho partecipato a un master in filmmaking….due esperienze
così diverse ma che mi hanno dato l’opportunità
di capire e imparare a raccontare delle storie, ad avere un
certo senso della sintesi filmica (soprattutto per il documentario
sociale), e una visione creativa…una storia la puoi
raccontare in diversi modi, bisogna trovare quello più
originale per far capire meglio il tema che si vuole trattare.
Faccio un esempio concreto: Michael Moore ha raccontato il
problema delle armi negli Stati Uniti attraverso le parole
di una famiglia borghese tipica americana, esemplificando
bene il disagio e la violenza insita nella società
americana con il film Bowling for Colombine; ha poi raccontato
il rapporto tra Bush e la famiglia Saudita nel suo film Fahrenheit
911 mettendo però in luce più che altro il disastro
politico di Bush senza però entrare all’interno
della società americana che forse meglio spiegava questo
disastro politico.
Infatti secondo me il suo Fahrenheit 911 è meno “intimo”
rispetto ai suoi precedenti: Roger & Me, Bowling for Columbine.
Questo vuol dire che una qualsiasi storia la si può
raccontare in diversi modi e con diverse modalità narrative,
basta trovare il modus giusto!
Fare documentazione sociale ti fa capire come sta andando
il mondo…amo raccontare storie che parlano di vita vissuta,
ma anche la fiction è un terreno che amerei percorrere.
Ora sono alle prese con la distribuzione di un altro documentario
dal titolo “Volevano portarci via le stelle” la
storia di una ex deportata politica nel lager di Bolzano,
una storia cruda.
E poi da poco tempo è on line il mio sito www.meibi.it
con tutte le mie produzioni. C’è sempre molto
lavoro, molte idee e poco pochissimo tempo…
I
NUOVI GLADIATORI
Produzione: Meibi Produzioni Audiovisive
Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico
Regia: Max Chicco
Sette storie di ordinaria quotidianità.
I Nuovi Gladiatori sono coloro che combattono per affermarsi
nel mondo del lavoro.
Sette interviste da altrettanti ingegneri che hanno appena
terminato gli studi (alcuni al loro primo impiego) e sono
alla ricerca del posto fisso.
Sette giovani che hanno un sogno: sentirsi realizzati
nella vita, ma che capiscono, una volta usciti dal Politecnico,
che il mondo fuori è ben diverso da come è
stato presentato.
Alternata alle sette storie vi è un “viaggio”
nell’Italia del boom, in quell’Italia che
ha creato ricchezza, ma anche sfruttamento e dolore.
Grazie al materiale di repertorio messo a disposizione
dell’Archivio Audiovisivo del movimento operaio
e democratico di Roma, lo spettatore avrà la possibilità
di tornare con la memoria indietro nel tempo, rivivere
momenti che ora sembrano lontani nel tempo, capendo che,
dopotutto, la situazione sociale di oggi non è
tanto diversa da quella di allora.
Appunto, questi nostri Nuovi Gladiatori devono combattere,
devono presentarsi forti e preparati nell’arena
della vita… |
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