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La sposa turca |
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| di Barbara
Sorrentini |
| Il regista turco
Fatih Akin avrebbe preferito la traduzione del titolo originale
“Contro il Muro”. Primo perché siamo in Germania
a 15 anni dall’abbattimento del muro, secondo perché
le barriere razziali esistono ancora. I due protagonisti, Cahit
e Sibel, sono un uomo e una ragazza che si incontrano in un
ospedale psichiatrico dopo un tentato suicidio. Lei perché
non ce la fa più a vivere con la sua famiglia tradizionalista
e coercitiva che la terrebbe chiusa in una gabbia; lui perché
si sente a disagio, disadattato, troppo evoluto rispetto ai
suoi compaesani, ma ancora troppo lontano dalla mentalità
tedesca. Tutti e due sono turchi, ma di generazioni diverse.
Sibel propone a Cahit di sposarla, unicamente per andarsene
dalla casa dei genitori, senza vincoli sentimentali o di gelosia,
ma solo per poter essere libera di divertirsi, di andare con
altri uomini e di costruirsi una vita come piace a lei. Cahit
(è il bravissimo attore Birol Unel che mescola comicità,
poesia e disperazione) dopo parecchie perplessità acconsente
al falso matrimonio. La loro vita di “coppia” coincide
con una serie di guai, sempre più grossi e irreparabili,
i due finiscono per innamorarsi in silenzio fino a quando lei
molla tutto e scappa ad Istanbul da una cugina, manager divorziata
e certamente più libera di Sibel. “La Sposa Turca”
ha vinto l’Orso d’Oro a Berlino nel 2004 e in Germania
è uscito tra molti apprezzamenti. Il merito va al regista
30enne Fatih Akin, regista tedesco figlio di immigrati turchi,
che è riuscito a raccontare i particolari di una cultura
che lui conosce molto bene e che vive, pur essendo nato e cresciuto
in Germania. Si avverte nel film uno sguardo nostalgico per
Istanbul, illuminata da luci e ombre, con un’ orchestra
che di tanto in tanto fa da coro con le moschee sullo sfondo
del Bosforo, in contrasto con le costruzioni moderne e molto
europee fotografate da Rainer Klausmann, stretto collaboratore
di Werner Herzog. Infine aleggia un po’ di pessimismo,
come dire che amore e libertà non possono andare di pari
passo…né in Germania, né in Turchia. |
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