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The Village
La favola del terrorismo |
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| di Barbara
Sorrentini |
Il nuovo film
di M. Night Shyamalan è entrato nella lista di quei film
che, come “The Manchurian Candidate” o “The
Terminal”, offre un punto di vista critico nei confronti
dell’America. Lo stesso Shyamalan, di origini indiane
e regista di film inquietanti come “Il Sesto Senso”
o “Signs”, ha rivelato in varie interviste il sotto
testo di questo film che esprime anche degli stati d’animo
che, come straniero in terra USA, lo hanno toccato da vicino.
Shyamalan però per raccontare tutto questo utilizza la
metafora e il suo stile angosciante e claustrofobico. Siamo
in un villaggio di fine ‘800, con una comunità
molto unita ma terrorizzata da ciò che oltrepassa i confini
del luogo in cui vivono. L’ambientazione e i caratteri
hanno uno stampo alla Bergman, con quei suoi pastori molto paterni
nei confronti della loro comunità. Cosa che vale anche
per gli interni delle case, le candele e quella perenne inquietudine.
Nel villaggio di Shyamalan è proprio vietato oltrepassare
quel confine che dà sul bosco per una regola dettata
dagli anziani e che ricade sui propri figli, che da bravi giovani
aperti al mondo vorrebbero attraversare il bosco per raggiungere
la città. Ma il pericolo è incombente, perché
tra gli alberi vivono le creature innominabili: degli strani
animali/mostri vestiti da cappuccetto rosso che assalgono gli
esseri viventi scuoiandoli.
Questo è l’assunto, vero o falso che sia tutti
vivono nel terrore alimentato dai racconti degli anziani. “The
Village” spaventa, ma non terrorizza per trucchetti horror
fa paura perché alla base di tutto questo c’è
l’uomo con la sua capacità di tenere in scacco
e di manipolare i suoi simili. I figli del villaggio sono invece
idealisti e con la voglia di esplorare al di là dei propri
limiti. Ma chi è vittima del potere decisionale, come
lo scemo del villaggio (un sorprendente Adrien Brody) diventa
una macchina micidiale. Tra gli altri attori bisogna segnalare:
William Hurt (capo villaggio e padre della protagonista), Joaquin
Phoenix (romantico e rivoluzionario), la di lui madre Sigourney
Weaver e l’esordiente e perno centrale del film Bryce
Dallas Howard (figlia di Ron ‘Richie Cunningham’
Howard), la ragazza cieca che attraverserà il bosco per
salvare il suo amore ferito e che durante questo importante
passaggio non vedrà nulla intorno a lei, ma imparerà
moltissimo da questo viaggio. Un avvertimento per non cedere
alla tentazione di andarsene o di dormire: ci si mette un po’
ad entrare nel ritmo del film, a volte sembra quasi un po’
noioso e non si capisce bene dove il regista voglia andare a
parare, ma il finale è sorprendente e una volta usciti
si resta frastornati.
Ah, tenete a mente una cosa: la doppia W di Bush sta per Walker…
INCONTRO A ROMA PER LA PRESENTAZIONE DEL FILM CON IL
REGISTA M.NIGHT SHYAMALAN E L’ATTRICE BRYCE DALLAS HOWARD
Per molti negli Stati Uniti il film è stato una
delusione. Quale pensi sia il motivo?
M. Night Shyamalan: Anzi tutto non voglio dare colpe
all'ufficio marketing: se il film ha deluso me ne prendo io
tutta la responsabilità. Ci ho pensato molto ovviamente
e ho concluso che in fondo non importa se il film non sarà
uno dei dieci campioni d'incasso di tutti i tempi. E' una situazione
che ho già vissuto con Unbreakable - Il predestinato
(che tra l'altro, insieme proprio a The Village, è il
mio lavoro di cui sono più soddisfatto).
Credo che uno degli aspetti che può aver deluso sia il
ruolo del soprannaturale, che qui è diverso rispetto
agli altri miei film. Spero che qualcuno degli spettatori che
non ha amato il film voglia dargli un'altra possibilità:
forse rivedendolo potrà apprezzare gli altri temi che
ho voluto portare avanti.
Tra questi temi, sembra esserci un'importante riflessione
sulla storia americana recente e non. Quando hai iniziato a
concepire The Village?
M. Night Shyamalan: Ho iniziato a lavorarci circa un
anno e mezzo dopo l'11 settembre 2001. Avevo iniziato a chiedermi:
cosa è andato storto? Dove abbiamo sbagliato?
Non a caso il film è ambientato prima della grande industrializzazione.
Quello è il momento a cui sono voluto tornare, il momento
in cui finiva la lotta per la libertà e iniziava quella
per il possesso, per il potere economico: il momento immediatamente
prima della nascita dell'individualismo egoistico.
Io credo che le cose avessero un significato diverso per gli
uomini e le donne che si svegliavano al mattino e pensavano
al lavoro da fare nell'orto per portare il cibo in tavola, e
a quello per costruire la propria casa e gli oggetti d'uso quotidiano.
C'era una soddisfazione, una finalità autentica in quello
che facevano, per questo il loro per me era un risveglio migliore
del nostro. Noi non siamo mai soddisfatti, non facciamo materialmente
quel che ci circonda ma lavoriamo per ottenere più soldi,
più lusso, e non siamo mai appagati perché il
vicino di casa avrà sempre più soldi e più
lusso.
Il tuo ruolo in The Village era straordinariamente complesso
e si trattava anche del tuo esordio cinematografico. Il secondo,
di cui hai appena terminato le riprese, è Manderlay di
Lars Von Trier. Ci fai un confronto tra Trier e Shyamalan come
registi?
Bryce Dallas Howard: Si può dire che lavorino
in maniera diametralmente opposta. Night è meticoloso
e fa una lunga preparazione. Io ho cominciato a prepararmi per
interpretare Ivy in The Village nel mese di maggio, abbiamo
cominciato le prove con Night alla fine di luglio ma le riprese
del film sono iniziate ad ottobre. Con Lars invece leggi la
sceneggiatura, ti presenti sul set, e inizi a recitare; è
tutto più spontaneo, e anche meno rassicurante. Tra le
varie sequenze girate Lars sceglie quella che preferisce inserire
nel montaggio finale, mentre con Night si lavora per ottenere
un'unica interpretazione perfetta.
Nel film ci sono anche dei simbolismi cromatici. Perché
il rosso è il "colore del male" mentre il giallo
ocra è il "colore della tregua"?
M. Night Shyamalan: Ci sono molti studi sulla psicologia
dei colori: è dimostrato che stare in una stanza tinteggiata
di rosso alza il livello di ansietà in una persona, mentre
il giallo induce alla calma. Non si capisce l'origine di questi
fenomeni, ma sono istintivi, sono scritti nel nostro DNA.
Parlando di simbolismi: nel film a una ragazza cieca,
Ivy, viene assegnata una missione salvifica. Volendo fare un'analogia
con l'attualità: a chi dovrebbero affidarsi gli americani?
M. Night Shyamalan: Beh, io non m'interesso più
di tanto di politica, anche se naturalmente seguo quello che
succede nel mondo. La missione di Ivy nel film per me ha l'unico
significato di essere un atto di fede assoluta nell'amore. Il
padre di Ivy, interpretato da William Hurt, crede che l'amore
e la speranza la rendano invincibile e inarrestabile, che le
diano un potere soprannaturale.
Bryce Dallas Howard: E' naturale che nel momento dell'uscita
di un film si facciano analogie con l'attualità; ma io
credo che questo film avrà lo stesso valore anche tra
cinquanta, cento, mille anni. La cecità di Ivy non interessa
in quanto handicap, ma in quanto esprime il fatto che, per affrontare
un'impresa immane, non dobbiamo affidarci alla vista, ai sensi
fisici, ma al cuore.
The Village, pur non essendo un vero e proprio film
horror, ha elementi che ricordano un certo cinema horror degli
anni '50-'60. Hai tenuto in considerazione alcuni modelli in
particolare?
M. Night Shyamalan: Sì, ci sono un paio di film
cui si può dire che mi sono ispirato, e sono I compari
di Robert Altman e Picnic ad Hanging Rock di Peter Weir.
Come ti sei preparata a questo ruolo?
Bryce Dallas Howard: Per lavorare sulla cecità
di Ivy, oltre a leggere molto sull'argomento, sono stata in
un istituto per non vedenti di New York e ho avuto un'esperienza
della cecità molto diversa da quella che traspare normalmente
dai media. E poi trascorrevo almeno novanta minuti, ogni giorno,
bendata. Ma la cecità non è l'unica caratteristica
che definisce il mio personaggio: volevo farne una ragazza forte,
un po' maschiaccio ma sensibile e intuitiva, che tra le altre
cose è cieca.
Per quanto riguarda il terrore, la paura, tutti gli attori del
film hanno fatto lo stesso esercizio per una settimana in un
campo di addestramento: siamo andati nei boschi, di notte, bendati.
E' spaventoso!
Progetti futuri per Shyamalan?
M. Night Shyamalan: Ce ne sono diversi. Sto sceneggiando
un nuovo film, ma non vi posso dire nulla in proposito. Poi,
ho amato molto un libro, Life of Pi, e potrei adattarlo. Infine
c'è un'altra idea in fase di concepimento... ma non posso
dirvi nulla in proposito! |
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